Verso le Politiche
Il campo largo arruola Vannacci, l’ultima mossa disperata della sinistra per battere Meloni (e Gruber indaga sulla fedeltà del generale…)
Futuro Nazionale, che si professa un movimento di destra pura, è divenuto la miglior stampella della compagnia Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni che anziché ostacolarlo, gli spiana la strada
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in prima serata, ha ribadito un fatto oggettivo: Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, si comporta come tutti gli altri partiti di opposizione. “Votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno, esattamente come la sinistra” ha detto la premier. Sì, avranno programmi politici anche molto differenti, ma il modus operandi dei futuristi è pari a quello dei dem, dei pentastellati o dei verdi. “Difficilmente puoi costruire qualcosa”, ha ribadito Meloni, “con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere”. Non è mancata la risposta del Generale – “non vogliamo distruggere ma ricordiamo bene” – sostenendo di voler una destra diversa, non l’attuale che “promette battaglia e poi si adegua”.
Sarà che Futuro Nazionale, che si professa un movimento di destra pura, è divenuto la miglior stampella della “compagnia cantante”, alias Schlein, Conte e il duo Bonelli-Fratoianni. È la sinistra il suo miglior alleato e sapete perché? Perché anziché ostacolarlo, gli spiana la strada. Vi ricordate quando certi giornali di ovvia parte e tutto il mainstream radical-chic bastonavano ogni giorno Fratelli d’Italia per il credo (mazziniano, tra l’altro) “Dio, Patria e famiglia”? Allora il pericolo di una deriva fascista spaventava i salotti.
Oggi, invece, se alla Costituente di Futuro Nazionale un deputato in carica saluta la platea appellando il pubblico come “camerati”, o ancora un dirigente viene accolto da fragorosi applausi quando chiede, “cari camerati si può dire?”, nessuno si lamenta. A sinistra, in passato, hanno impartito grandi lezioni di storia. Ricordiamo gli esami di certi intellettuali a Meloni che, ogni qualvolta si presentava in uno studio televisivo, si ritrovava puntualmente rivolta la domanda, “ma lei è antifascista?”. Eppure, ora che Vannacci e i suoi apertamente manifestano più o meno forti – ma comunque evidenti – nostalgie, chissà perché, a sinistra sono diventati un po’ smemorati.
Nella prima assoluta a Otto e Mezzo, il Generale ha alzato il suo grido di battaglia, “nel mio partito accolgo i rifiuti degli altri, voglio la sporca dozzina”, e sì certo, è famosa la pellicola di guerra – “Quella sporca dozzina” – del 1967, ma il prendere “quello che avanza” è un concetto che ricorda anche un’altra idea, passata alla storia come “l’umanità di risulta”. Strano che a nessuno sia venuto in mente. Lilli Gruber si è limitata a indagare se il Generale è o no un marito fedele. Insomma, il punto è chiaro: perché, a sinistra, questa improvvisa morbidezza? Sarà mica che quando fa comodo – tra i compagni – si spalleggia anche la destra più destra che non si può pur di vincere? Dopo anni di moralismo e di patenti, ora alla sinistra fa comodo gonfiare anche i futuristi. In sintesi, pur di battere Meloni, ora van bene anche gli “avanzi” di Vannacci.
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