Non è un mistero che da qualche tempo si fa sempre più robusta la voce di chi ipotizzi un “pareggio” elettorale alle prossime elezioni, un dato che obbligherebbe a cercare maggioranze in parlamento e avviare una fase di “larghe intese”. Non è un mistero neppure che in Forza Italia qualcuno questa ipotesi non la escluda e anzi la caldeggi. Una sorta di governo tra le forze riformiste e dunque centriste dei due poli che potrebbero così isolare gli estremi, questo però implicherebbe considerare “riformista” un Pd che al netto di un furbesco cambio di toni e accenti di Elly Schlein di riformista non ha più nulla, se non un’innocua minoranza. Conti che appaiono più che altro azzardati e poco realistici oggi, tanto alla luce dei sondaggi quando al netto di un probabile cambio della legge elettorale. Il fattore su cui fino ad ora si è concentrata la strategia della sinistra è la fiducia nel potenziale distruttivo che un generale Vannacci fuori dalla colazione rappresenterebbe per il centrodestra di Giorgia Meloni ed è quello su cui scommette il KrakenRenzi che al Corriere della sera ha esplicitamente parlato di “show garantito” e “popcorn” da distribuire.

Renzi scommette sulle difficoltà di Meloni

L’ex Premier scommette pubblicamente e il che non vuol dire che lo faccia realmente sulla difficoltà che Meloni avrebbe nel portare dentro una forza politica così radicale, e di conseguenza sul fatto che se Vannacci si moderasse finirebbe per “perdere la faccia”. Andrebbe poi considerato stando ai dati attuali la forza numerica dei cosiddetti centristi e della “Casa Riformista”, la nuova Margherita che se ci saranno le primarie – tutto dipenderà da Giuseppe Conte – dovrà persino esprimere un candidato “premier” che non dovrebbe essere Silvia Salis.

La nuova Margherita sarebbe il fallimento del PD

L’unica certezza è la sempre maggiore volontà di costruire la nuova Margherita, il partito che fu l’evoluzione/fusione del Partito Popolare (ex Dc di sinistra) e delle componenti centriste di sinistra e che poi confluirà con i Ds nel Partito Democratico. Difatti, cosa che nessuno tende a sottolineare, è il dato negativo che questa volontà di dar vita alla Margherita rappresenta per il progetto del Pd che si dovrebbe di conseguenza ritenere fallito. Perché se il Pd era il frutto di una fusione politica, la ricostituzione autonoma di una delle due componenti, per di più quella moderata, andrebbe a certificare che il Partito democratico di oggi è ritornato ad essere ciò che erano i Ds e quindi che il progetto innovativo varato nel 2007 è già finito.

Il vero obiettivo è il Quirinale

Sul punto il Kraken è perentorio con Salis alla guida della nuova Margherita “avremmo le elezioni in pugno”. Ma il vero obiettivo dei “riformisti” più che Palazzo Chigi sembra essere il Quirinale per il dopo Mattarella, vero e proprio cruccio della sinistra manovrista in vista della prossima legislatura. Scongiurare un Presidente della Repubblica espressione del centrodestra è l’obiettivo principale e fondamentale nelle geometrie politiche future e ogni strategia deve essere pensata anche in vista di questo obiettivo. Qui Renzi non ha dubbi sul fatto che servirà Forza Italia per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, e questo implicherebbe un necessario sfaldamento della coalizione di centrodestra dopo le elezioni del 2027 che ad oggi è pura utopia.

Lo scenario che non si è mai materializzato

Non è la prima volta che a sinistra ci sperano e da trent’anni – con la sola eccezione del 1996 – questo scenario non si è materializzato. Il vero problema per il “campo largo” è il nodo del programma perché la tattica va bene nel breve periodo, ma non nel lungo e prima o poi anche a sinistra i nodi verranno al pettine. Tanto dipenderà dal rientro di Giuseppe Conte e da quanto vorrà ottenere e quando sarà disposto a cedere e da come la “Casa Riformista” saprà convivere con Bonelli e Fratoianni. L’ultima volta è stata nel 2006 e non è finita bene, né per la sinistra né per l’Italia che per due anni è stata in balia di un governo che tirava a campare coi voti dei senatori a vita.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.