Le Ragioni di Israele
Fiamma Nirenstein: “Smettetela di chiamarli coloni, ebrei da sempre in Cisgiordania. Oggi si difendono dai terroristi”
La giornalista boccia le sanzioni Ue: “Intromissione arbitraria e sciocca Giudea e Samaria, boom di attentati: da lì può arrivare un nuovo 7 ottobre”
«È un’intromissione arbitraria e sciocca». Fiamma Nirenstein – scrittrice, editorialista de Il Giornale e direttrice della sezione antisemitismo del Jerusalem Center for Foreign Affairs – ammonisce duramente l’Unione europea, che ha approvato sanzioni contro i «coloni israeliani violenti» in Cisgiordania. Ignorando la Storia e sottovalutando il terrorismo palestinese.
Li chiamano «coloni»…
«È arrivato il momento di smettere di usare questo termine, è diventato un insulto a delle persone che abitano in un’area che non può in nessun modo essere definita colonia: non sono mai entrati con le armi, non hanno mai sfruttato la manodopera locale. Era in gran parte deserto: di certo non è stato colonizzato, ma è stato abitato per una parte soltanto con l’intento di farlo fiorire».
Cosa dice la Storia?
«La Giudea e la Samaria erano occupate dalla Giordania, e non sono mai state palestinesi. Nel 1967 la Giordania ha attaccato Israele, che si è difeso su quel terreno conquistandolo. Quando la guerra è finita, ha immediatamente offerto di dare indietro la terra in cambio della pace con i Paesi arabi, ma si è trovato subito di fronte tanti no assoluti. No alle trattative, no alla pace. La decisione di insediarsi in questo territorio fu senz’altro elemento di discussione, ma non fu mai illegale; si stabilì con due risoluzioni dell’ONU che l’assetto definitivo della Giudea e della Samaria andava deciso con un accordo tra le parti. Ma non ci fu proprio nessuna caratteristica di colonizzazione. La presenza in quelle aree è una presenza ancestrale. Gli ebrei sono sempre stati lì da tremila anni: se si gira con la Bibbia in mano, se ne ritrova la mappa precisa».
Come sono suddivise le aree, secondo gli Accordi di Oslo?
«L’area A è tutta quanta sotto il controllo palestinese, e contiene tutte quelle aree e città da cui l’esercito israeliano se ne andò immediatamente all’inizio degli anni ’90, quando ci furono gli accordi. Non c’è più traccia di presenza israeliana. L’area B è sotto il controllo delle due parti. L’Area C è quella sotto il controllo israeliano in cui si sono sviluppati gli insediamenti».
Li chiama «insediamenti» tranquillamente, con leggerezza…
«Certo. Però nell’area C si assiste ormai da anni – soprattutto dopo il 7 ottobre – a un’attività espansiva palestinese che è contro gli accordi di Oslo. Gli attacchi palestinesi nell’area C vanno in parallelo con dei tentativi di colonizzazione araba, e infatti la popolazione palestinese qui è cresciuta verticalmente, con un’autentica invasione della zona. La presenza dei palestinesi è aumentata del 504%, mentre quella degli ebrei del 58%».
Però non possono essere negate le violenze di alcuni israeliani…
«Non ho nessun dubbio che possa esistere qualche testa calda e anche qualche criminale. E lungi da me difenderli, anche perché Israele si occupa molto attivamente dei propri criminali e li sbatte in galera. Ma c’è un’altra cosa di cui sono sicura: nel 2024 ci sono stati in Giudea e Samaria 6.228 attentati terroristici. 3.436 nel 2023. Nell’area C c’è un gruppo palestinese (la Fossa dei Leoni) che ha già compiuto molti attentati. La Cisgiordania è diventata l’altro possibile grande spazio abitato da palestinesi in cui, come Gaza, può albergare la possibilità di un’aggressione sanguinosa come quella del 7 ottobre, se Israele non la previene».
Addirittura?
«Parlano i numeri. Nel 2025 sono stati sventati in quelle zone mille attentati. Questo è stato fatto con operazioni militari che probabilmente hanno salvato Israele da un nuovo 7 ottobre. Quando si chiede a Israele di lasciare ai palestinesi che lì venga costruito il loro Stato, prima di tutto occorre – come da accordi – una vera trattativa in cui i palestinesi dimostrino con una nuova leadership di essere pronti a un vero accordo con Israele, e quindi di accettarne l’esistenza. Ma fino ad ora l’unica volontà che si manifesta da quelle parti è quella di vedere sparire gli ebrei. Tant’è vero che quando ad Abu Mazen è stato chiesto come vedrebbe uno Stato palestinese, che secondo lui certamente dovrebbe comprendere anche la Cisgiordania, ha risposto che non vi deve vivere neanche un ebreo. Al momento non ho nessun segnale né che i palestinesi abbiano veramente intenzione di costruire uno Stato accanto a uno Stato ebraico, né che intendano pensare alla Cisgiordania come a un’area di pace».
Allora cos’è la Cisgiordania?
«La chiamo Giudea e Samaria. La vedo come un’area da cui – se in mano palestinese – si potrebbe bombardare tutta la zona costiera, Tel Aviv e tutte le città più vivaci e più popolate di Israele. Soprattutto da lì si potrebbe tenere sotto controllo l’aeroporto internazionale. Mi domando come tutto questo passi inosservato agli occhi dell’Unione europea. Come verrebbe garantita l’esistenza di Israele in quel caso?».
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