C’è un caso nel caso, sul processo per l’omicidio di Chiara Poggi. Quello che riguarda il fratello della ragazza assassinata a Garlasco il 13 agosto del 2007: Marco Poggi. Marco fa parte del nucleo familiare della vittima ma, invece di meritare il riguardo e il rispetto che in questi casi è dovuto a chi ha vissuto una tragedia, viene guardato dagli inquirenti con il sospetto che si riserva ai complici.

Garlasco ombelico mediatico

Garlasco è tornata a essere, a diciannove anni dal delitto, una grande piazza mediatica. Lo era ai tempi di Alberto Stasi, fino a che il fidanzato di Chiara non fu condannato in via definitiva per l’omicidio. È tornata a esserlo da un anno, proprio a causa della pervicacia con cui i legali del condannato hanno puntato il dito, novelli Perry Mason, contro un altro sospetto colpevole: Andrea Sempio, l’amico del fratello minore, allora diciottenne, di Chiara. La famiglia, madre padre e fratello era in montagna quel 13 agosto del 2007. Un fatto sicuro. Eppure da quando le indagini nei confronti di Sempio si sono aperte (per tre volte erano state subito chiuse, nel 2017 e nel 2024, poi accolte dalla Cassazione e continuate alla procura di Pavia), è stato subito preso di mira anche Marco Poggi. Una vittima collaterale dell’omicidio, e anche di una giustizia senza capo né coda.

Prima c’è stato un maldestro tentativo mediatico, con qualche giornale che ha cominciato a insinuare che Marco in realtà non fosse sulle Dolomiti quel giorno, o che per lo meno fosse andato un po’ avanti e indietro con Garlasco. Per fare che? Forse per aiutare il suo amico Sempio a uccidere Chiara? Certo non aiuta la lettura delle numerose deposizioni cui i carabinieri e i procuratori l’hanno sottoposto. Non solo, come ovvio e insieme a tanti altri testimoni, nei giorni e nelle settimane successivi al delitto, ma soprattutto nell’ultimo anno. Atti giudiziari ormai resi noti a tutti i giornalisti da chi ha avuto la “sbadataggine” di volantinare urbi et orbi la nota di 310 pagine dei carabinieri di Milano Moscova che, senza alcuna apparente competenza territoriale, hanno svolto questa tranche delle indagini.

La follia…

Devono proprio averlo esasperato con domande spesso retoriche e insinuazioni, questo ex ragazzo che se ne è persino andato ormai a vivere da un’altra parte, lontano dal circo mediatico-giudiziario di Garlasco. Al punto che, all’ennesima ripetizione della stessa domanda sulla possibilità che Andrea Sempio abbia visto e magari ricopiato su chiavetta, rubata in casa e portata via, il famoso video intimo tra Chiara e il fidanzato, quello che lo avrebbe eccitato e poi trasformato in assassino, avrebbe detto “mi sembra folle”. Salvo aggiungere “mi sembra folle perché non penso che un amico viene a casa e mi ruba qualcosa. Poi, Chiara se ne sarebbe accorta”. E ha ribadito di ritenere il suo amico (attuale, non solo ex) totalmente estraneo al delitto.

Esasperato non può non esserlo, Marco Poggi. Soprattutto da quando, esattamente un anno fa, chi lo ha sentito ripetutamente come persona informata sui fatti, non ha cominciato a interrogarlo come fosse stato un indagato, oltretutto, come è ovvio, senza la presenza di un avvocato. Anzi, nel verbale del 20 maggio, viene annotato con fastidio che il fratello della vittima il giorno precedente la data della deposizione fissata per il 20 maggio, era andato a Roma dal suo legale Francesco Compagna. E da quel giorno, dicono e verbalizzano gli inquirenti, il suo atteggiamento sarebbe cambiato. Quel che è certo, invece, è il fatto che proprio il tenore delle domande aveva imboccato un’altra strada, lontana dalla cortesia e il rispetto dovuti al fratello della vittima. Prima di tutto i pm gli prospettano un quadro accusatorio nei confronti di Sempio pieno di certezze.

Marco Poggi “difende le proprie posizioni”

Sotto le unghie di Chiara c’è il Dna del tuo amico, gli dicono. E a lui che come tutti ha letto i giornali e ribatte che non gli pare proprio così, subito precisano che sì, non c’è la certezza al 100%, “però c’è un’elevatissima probabilità statistica che quel Dna sia di Sempio”. E annotano l’“atteggiamento oppositivo” del teste. Ma intanto cercano di influenzarlo sulla famosa “impronta 33” e le sospette telefonate di Andrea al telefono fisso di casa Poggi. Ma le telefonate sono del 7 e 8 agosto, tenta di ribattere il teste, e Chiara è stata uccisa il 13, che cosa è successo nel frattempo, perché lui non avrebbe più chiamato? Si accorge però che gli inquirenti si scambiavano bigliettini, mentre lui parlava. Protesta, ma continua a essere considerato uno che “difende le proprie posizioni”. Testimone o indagato e vittima secondaria?

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Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.