Le Ragioni di Israele
L’Italia riscopre l’Eurovision solo per boicottare Israele: ora il nemico si chiama Noam Bettan
L’Eurovision Song Contest ha smesso di essere solo una competizione musicale e si è trasformato in una polemica internazionale, con Israele al centro. Una pressione che va avanti dal 2024 e che, di volta in volta, ha alzato sempre di più il livello dello scontro, tanto è vero che quest’anno Slovenia e Spagna non parteciperanno in segno di protesta contro la presenza israeliana alla manifestazione.
La prima a essere travolta da questa polemica è stata Eden Golan con October Rain, il brano presentato all’Eurovision 2024 e dedicato alle vittime del 7 ottobre. L’EBU ha giudicato “troppo politico” il testo e ha imposto modifiche pesanti, pena l’esclusione di Israele dal contest. Poi è toccato a Yuval Raphael, rappresentante israeliana del 2025 e sopravvissuta agli attacchi del 7 ottobre, finita nel mirino di minacce e intimidazioni. Quest’anno in gara c’è Noam Bettan.
La campagna permanente contro Israele è ormai consolidata e spesso viene messa assurdamente a paragone con la Russia, esclusa dopo l’invasione dell’Ucraina. Anche sul piano del televoto, la presenza israeliana ha generato sospetti e accuse. Le due artiste hanno ottenuto risultati enormi, alimentando polemiche sui presunti “voti gonfiati”. Contestazioni così forti che l’EBU ha introdotto controlli più rigidi sui sistemi di voto, nel tentativo di limitare manipolazioni e contestazioni.
Eurovision poltrona politica
Uno degli aspetti più curiosi riguarda proprio l’Italia. Perché nel nostro Paese, storicamente, l’Eurovision non è mai stato un fenomeno popolare. Per anni, gli italiani hanno considerato il contest poco più di un evento kitsch, lontano dalla tradizione musicale nazionale. Infatti l’Italia è rimasta fuori dalla competizione dal 1998 al 2011, in un generale clima di disinteresse.

Oggi invece l’Eurovision sembra essere diventato improvvisamente centrale nel dibattito pubblico italiano e, guarda caso, questo interesse è esploso soprattutto attorno al boicottaggio di Israele. Sui social, nei talk show e nel dibattito politico, il festival è diventato materia di discussione quotidiana, molto più per ragioni geopolitiche che artistiche.
Il dibattito e la musica inascoltata
Il dibattito nel nostro Paese è cresciuto a tal punto che anche i sondaggi hanno iniziato a misurarlo. Secondo una rilevazione di YouTrend, una parte consistente dell’elettorato di centrosinistra ritiene che l’Italia avrebbe dovuto seguire l’esempio di Spagna e Slovenia e disertare la manifestazione in segno di protesta. Tra gli elettori del campo largo, il 33% si è detto favorevole a questa ipotesi. L’Eurovision ha quindi smesso di essere soltanto una vetrina di canzoni e performance eccentriche. È diventato uno specchio delle tensioni geopolitiche del nostro tempo, dove la musica fa da sfondo a battaglie ideologiche sempre più polarizzate. L’Italia, che per anni aveva snobbato la kermesse considerandola una curiosità europea, oggi la scopre improvvisamente rilevante: non per le canzoni, ma per schierarsi. E mentre le polemiche infuriano, la musica – quella che dovrebbe unire – rischia di restare inascoltata.
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