Spetta al Senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, Presidente della Commissione Esteri e Difesa, l’analisi a tutto tondo dello scenario politico italiano e internazionale vista la visita a Roma del Segretario di Stato americano Marco Rubio, appena terminata.

Che clima si respira?
«Gravano sull’economia le guerre e il costo del petrolio che si riflette sulla benzina e sui prezzi. Bisogna fare i conti con quello che accade nel mondo. È illusorio pensare che sia l’Italia a dettare l’agenda del pianeta ma – in questo clima – noi facciamo il nostro, e lo facciamo bene».

A chi critica l’operato dell’esecutivo come risponde?
«Dopo tre anni e mezzo di governo, i consensi sono rimasti stabili. Chi governa generalmente paga sempre un prezzo molto più alto per cui, a quelli che si aspettano ribaltoni, dico: resterete delusi».

Ma questa legge elettorale s’ha da fare?
«Si farà, innanzitutto perché una legge che dia un risultato di vittoria chiaro per uno schieramento è una legge utile a tutti. Il modello che si propone è simile a quello delle regionali e mi risulta che la sinistra abbia vinto negli ultimi mesi in diverse regioni. Quindi non è una legge che serve al centrodestra, o su misura per far vincere qualcuno: serve a tutti. La sinistra la teme, forse, perché darà un risultato netto e – non avendo fiducia in sé stessa – preferisce il risultato opaco».

E se invece dovessero vincere gli altri?
«Ostinati a non cambiare legge, sono loro che escludono già a priori la possibilità di vittoria. Forse hanno ragione».

Ironia a parte, ma le preferenze ci saranno?
«Molti le invocano, tanti le temono. Magari ci fossero le preferenze, dico io, per certi versi. Intanto metterebbero a nudo tante presenze in politica prive di un radicamento popolare. C’è chi le contesta perché sostiene siano fonte di spese e di clientelismo ma è un controsenso. Le preferenze ci sono già alle elezioni europee, regionali, comunali. Non è che – in queste dimensioni – siamo un popolo di delinquenti e invece, poi, alle politiche di puri».

Lei le inserirebbe?
«Vedremo l’impianto generale della legge, sono laico. Certo è che le classi dirigenti si selezionano nelle battaglie politiche. Quelle inventate non resistono mai alla prova dei fatti. È così dall’antica Roma, e lo vediamo oggi».

Un esempio?
«Si può cominciare a fare politica facendo il Presidente del Consiglio? L’arrivo di Giuseppe Conte in taxi al Quirinale è stato il momento più oscuro della democrazia italiana. Mai presentato a un’elezione, mai votato da nessuno, dal taxi è passato all’auto blu, e da lì non voleva scendere più».

Fa pure rima.
«La scelta grillina è stata la negazione della democrazia. Sì, certo, alimentata da una spinta popolare anche comprensibile su certi temi, ma vi hanno beneficiato solo degli incompetenti».

Come si risolve il problema della selezione?
«Seguo molto i giovani e li esorto sempre a studiare e approfondire. L’ignoranza non ha mai edificato niente. Poi l’esperienza territoriale conta, perché il politico si forma quando i cittadini gli chiedono aiuto e di risolvere i problemi più svariati. Questa si chiama attenzione verso gli altri, è l’opposto del clientelismo. La politica la definirei così: difesa dei grandi principi ma anche attuazione di piccole opere, che poi son quelle che concretizzano i grandi princìpi. Il tutto con conoscenza, perseveranza e tenacia. Altri, invece, urlano slogan e poi si affidano all’ultimo arrivato».

Al Referendum sulla giustizia ha vinto la propaganda?
«Purtroppo, negli ultimi anni, che fossero proposte di destra o di sinistra, ha sempre vinto il ‘no’ ai referendum. È diventato uno strumento che favorisce le sedimentazioni ostili rispetto alle realtà propositive e al contenuto che si dovrebbe votare. C’è chi ha votato contro la riforma della giustizia perché era arrabbiato per Gaza, per dire».

Ma perché la sinistra mobilita di più le piazze rispetto alla destra?
«Perché noi, rispetto a loro, siamo educati a un atteggiamento positivo e costruttivo, e non di rottura. Ciò è virtuoso ma anche, talvolta, poco redditizio».

Vorrebbe vedere più piazze di destra?
«La piazza ormai favorisce chi è contro qualcosa. Meglio guardare al contatto vero con le persone. Meglio occuparsi dei problemi dei cittadini e parlare con i cittadini. È un’attività assai più faticosa, sì, ma migliore di qualsiasi carrierismo facile, perché fa crescere e forma davvero. A destra va rafforzata ancora di più».

A proposito di dialogo, si sono placate le acque tra gli Stati Uniti, il Vaticano e l’Italia?
«Trump sul Papa ha sbagliato nei toni e nei giudizi. Il Papa fa il Papa, parla all’umanità e parla di pace. Non so se questa missione di Rubio abbia portato a un rasserenamento, certo si è confermato esser la persona più dialogante e ragionevole dell’amministrazione americana. Speriamo prevalga il suo metodo sulla esternazione telematica di Trump».

Avatar photo

Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.