Dopo il rosatellum
Nuova legge elettorale, maggior governabilità o rappresentanza? Il disegno di legge del centrodestra
Il prossimo dovrà essere un parlamento che rispecchi fedelmente gli elettori o un’assemblea composta da una maggioranza forte che possa garantire stabilità a chi governa? Attorno a questa domanda si è sviluppato il dibattito promosso mercoledì dalla Fondazione Einaudi, nella settimana nella quale è partito l’iter alla Camera dello “Stabilicum”: la proposta di legge elettorale che, nelle intenzioni della maggioranza, dovrebbe sostituire l’attuale Rosatellum. All’incontro era presente proprio Ettore Rosato, il deputato di Azione che dà il nome alla legge elettorale attualmente in vigore, che si è confrontato con il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, e con i professori Giovanni Guzzetta, Stefano Ceccanti e Francesco Clementi.
Legge elettorale, il disegno di legge del centrodestra
Il disegno di legge del centrodestra prevede l’attribuzione dei seggi con metodo proporzionale e un premio di maggioranza – pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato – per la coalizione, o la lista, che farà registrare il dato elettorale maggiore, purché raggiunga almeno il 40% dei voti. Se, invece, nessuno dovesse arrivare a questa soglia sarebbe previsto un turno di ballottaggio per gli schieramenti che arriveranno al 35% dei consensi. Il centrodestra punta ad approvare la legge entro l’anno, ma al momento l’opposizione fa muro.
La governabilità
Dalla parte della governabilità si sono schierati i tre professori. “Dopo trent’anni di seconda repubblica questo è un tema ancora cruciale”, ha detto il professor Guzzetta. “L’instabilità cronica è documentata oltre ogni ragionevole dubbio ed è stata interrotta solo in questa legislatura per ragioni del tutto contingenti dovute a strategie elettorali dell’attuale opposizione rivelatesi poi perdenti”. Per il professor Ceccanti, che condivide l’impianto dello Stabilicum, “l’attuale legge elettorale, in presenza di coalizioni equilibrate, produce un pareggio sostanziale. Un risultato che non ci possiamo permettere perché non sarebbe gestibile”. La distanza tra i partiti, ha aggiunto, “rischia anche di produrre elezioni ripetute. Per questo un premio ragionevole del 55% dei seggi sulla base almeno del 40% dei voti potrebbe rappresentare una soluzione adeguata”. Sulla stessa linea il professor Francesco Clementi. “L’instabilità politica non è una virtù, ma un danno profondo per il Paese”, ha detto. “Essa erode ciò che deve restare saldo: la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, l’affidabilità verso i partner internazionali, la certezza per chi lavora e investe generando crescita e occupazione”.
La nostra Costituzione ha sempre vissuto con un sistema proporzionale
Sull’altro fronte, a favore della rappresentanza, Ettore Rosato e Giuseppe Benedetto. “Non sono d’accordo che l’attuale legge, in caso di pareggio, generi un sistema ingestibile perché la nostra Costituzione ha sempre vissuto con un sistema proporzionale, e anzi se c’è un obiettivo politico che io vorrei perseguire è quello di distruggere le due coalizioni attuali”, ha spiegato Rosato, che sulla proposta del centrodestra ha detto: “Al Pd, come anche al Movimento 5 Stelle, questo modello di legge elettorale piace. Sono convinto però che, se andrà avanti, non avrà questo premio di maggioranza, che comunque non è straordinariamente alto, perché verrà abbassato in omaggio non alla Corte Costituzionale ma ai sondaggi che dicono che il centrodestra potrebbe perdere”.
Creare stabilità
Mentre Benedetto non ha dubbi: “Non c’è un solo Paese europeo nel quale la sera delle elezioni si conosce il nome di chi guiderà l’esecutivo. Non è vero che tra governabilità e rappresentatività prevalga la prima, devono stare sullo stesso piano, ma se devo fare una scelta preferisco la rappresentatività. Un eccesso di governabilità può anche produrre autocrazie. La stabilità si crea se esiste un parlamento realmente centrale, espressione delle diverse sensibilità dei cittadini”.
© Riproduzione riservata







