Manca poco al 2 Giugno, e l’Italia si prepara alla tradizionale parata ai Fori Imperiali. Ma quest’anno il clima è peggiorato per quella che è una minoranza e che è storicamente il canarino nella miniera, il segnale del pericolo e di un decadimento. Il 25 Aprile è stato deturpato da episodi che tutti abbiamo visto: a Milano la Brigata Ebraica impedita di sfilare, a Roma e Bologna intimidazioni e divieti di simboli. L’UCEI parla di episodi gravissimi. La Liberazione, che dovrebbe essere di tutti, è diventata per una parte del Paese un corteo a geometria variabile: benvenuti certi vessilli, esclusi gli ebrei italiani.

Poi c’è l’antisemitismo quotidiano. Il Rapporto CDEC 2025 lo certifica: l’odio antiebraico è in crescita esponenziale, spesso camuffato da “antisionismo” nelle piazze di sinistra. I dati: 963 episodi di antisemitismo registrati (su 1.492 segnalazioni), in crescita costante dal 2022 (241) al 2024 (877). Università, scuole, manifestazioni: un clima che spinge gli ebrei italiani, dall’asilo all’università, a vivere scortati, nascondere i loro simboli religiosi. E mentre a sinistra si fatica, diremmo con vergogna, a chiamare le cose con il loro nome, a destra non mancano le turbolenze: le chat antisemite di dirigenti FdI in Trentino (“Non so cosa ci sia peggio degli ebrei”) hanno mostrato che nemmeno nel partito di maggioranza l’immunità è totale, soprattutto dalle scorie del passato.

In questo scenario, la Festa della Repubblica non può essere solo una parata militare, ma deve diventare il momento in cui lo Stato dice con chiarezza che gli ebrei italiani non sono “ospiti” o una minoranza da tutelare ipocritamente solo il 27 gennaio. Sono co-fondatori della Repubblica. È storia. Il 2 giugno 1946 fu il giorno in cui gli italiani, dopo le Leggi razziali firmate dal Re e la Shoah, scelsero la Repubblica. Molti ebrei antifascisti, da Umberto Terracini (ebreo italiano, presidente dell’Assemblea Costituente) ai partigiani ebrei delle brigate Garibaldi e Giustizia e Libertà, videro in quella scelta la garanzia di uguaglianza piena. La Costituzione che ne nacque (ricordiamo l’articolo 3 sull’uguaglianza senza distinzione di razza e religione) è il loro riscatto. Come ha scritto più volte la presidenza UCEI, il 2 Giugno è “profondamente identitario” per le Comunità ebraiche, è la festa della consapevolezza costituzionale dopo le discriminazioni monarchiche e fasciste.

Perché allora non rendere esplicito questo nesso istituzionale? Non si tratta di inventare protocolli nuovi o di “privilegiare” qualcuno. Si tratta di coerenza repubblicana. Si potrebbe invitare formalmente il presidente dell’UCEI alla tribuna d’onore ai Fori Imperiali, accanto alle massime cariche dello Stato; o un momento di omaggio congiunto all’Altare della Patria con una delegazione della comunità ebraica, a ricordare che la Tomba del Milite Ignoto è di tutti i caduti, ebrei compresi.

Speriamo tutti che almeno nel discorso del Presidente della Repubblica vi sia quest’anno un passaggio esplicito sul contributo ebraico italiano alla Resistenza e alla nascita della Repubblica. Non sarebbe una concessione, ma il riconoscimento che la Repubblica del 1946 nacque anche per riparare alle ingiustizie del passato. Dopo le esclusioni del 25 Aprile, dopo l’antisionismo che scivola nell’antisemitismo, dopo le derive di frange di destra, un gesto del Quirinale e del governo sarebbe un segnale potente di coesione nazionale. Il 2 Giugno non è la festa di una parte politica ma la festa di chi scelse la democrazia anche contro ogni forma di discriminazione. Gli ebrei italiani lo hanno fatto pagando un prezzo altissimo che si tenta di dimenticare per lavarsi le coscienze. È ora di dirgli, non a parole ma con i fatti istituzionali: siete parte integrante di questa Repubblica, nessuno vi escluderà più.

Oggi più che mai serve alzare la voce per un 2 Giugno inclusivo. La Costituzione, quella “più bella del mondo”, o è di tutti o non è di nessuno. Gli ebrei italiani non devono “nascondere la kippah” dall’asilo all’università, né vivere scortati. È indegno di una Repubblica nata proprio per chiudere con le discriminazioni.