Quante volte abbiamo sentito dire che la violenza prima o poi genera altra violenza? Quante volte abbiamo sottovalutato il clima di odio e di tensione che veniva fomentato senza capire che prima o poi avrebbe finito per innescare una spirale pericolosa e dalle difficili e imprevedibili conseguenze? Veniamo da anni di propaganda antisemita senza precedenti, spacciata dalla solita e ipocrita vulgata per antisionismo, (e già qui potremmo aprire un dibattito ampio), dove nel cuore dell’Europa si vive un clima che ricorda i tempi grami dell’Affaire Dreyfus, ricolmo appunto di quell’antisemitismo dilagante che sfocia in mille rivoli interpretativi: dalle analisi degli intellettuali alle degenerazioni dei più folli complottisti.

Spari 25 aprile, la propaganda antisemita è senza precedenti

Questa condizione si è sviluppata ulteriormente nella campagna d’odio contro Israele inscenata da gruppi politici e da supposti leader che privi di qualsiasi capacità di analisi hanno rovesciato la loro acredine e la loro propaganda folle per strumentalizzare l’attenzione mediatica e sfruttarla elettoralmente. Un clima folle che in crescendo ci ha portati all’attuale demonizzazione degli ebrei e di Israele, con quel dato allarmante sulle violenze e gli atti di discriminazione che ogni giorno registriamo in Occidente.

I lupi solitari nascono dall’odio

Un meccanismo che la crisi di Gaza e l’attuale conflitto hanno aumentato, potenziato ma che era già stato avviato da tempo, non solo dall’infiltrazione nella nostra società e in tante forze politiche a sinistra di elementi e temi della cosiddetta “lotta palestinese” e come abbiamo tristemente scoperto anche di Hamas e dei gruppi terroristi, ma negli ultimi decenni anche della lenta, silenziosa ma fatale islamizzazione dell’Europa. Ciò ha reso il clima ostile agli ebrei in Europa, e gli episodi di quotidiana discriminazione ne sono un esempio tangibile. Fino ad ora le comunità ebraiche, le associazioni, gli stessi ebrei nella loro individualità hanno reagito con quella reazione di carattere che solo possono avere coloro che hanno sulle spalle secoli di odio e discriminazione e di violenze. Hanno reagito trincerandosi in quella forza di comunità, di popolo che li caratterizza e appellandosi alla memoria di ciò che l’antisemitismo ha prodotto nella storia. Ed anche qui abbiamo assistito alla banalizzazione della storia e persino all’aumento di decerebrati che hanno inneggiato a quella pagina oscura del novecento, e per farsi un’idea basta scorgere commenti e post online.

Seminando odio si raccoglie odio

Davanti a tutto ciò non c’è da meravigliarsi se prima o poi dinanzi a tanto odio verrà fuori una reazione violenta, radicale di qualche lupo solitario – che noi condanniamo apoditticamente- che si sentirà legittimato a rispondere all’odio, applicando il dettato biblico “occhio per occhio dente per dente”. Perché prevenire la violenza, fermare l’odio significa ammonire anche sul rischio di una certa deriva e non limitarsi alla condanna e a commenti sterili e banali. Perché seminando odio si finisce per raccogliere ancora più odio. E la strada per prevenire azioni individuali e colpi di testa significa prima di tutto una presa di coscienza collettiva sul livello drammatico del clima attuale. Facciamolo ora prima che sia troppo tardi.

Avatar photo

Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.