Un ragazzo di 21 anni è stato fermato a Roma perché ritenuto responsabile dell’esplosione di alcuni colpi di pistola ad aria compressa che il 25 aprile scorso hanno ferito, in modo lieve, due attivisti, un uomo e una donna, dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Il giovane fermato dalla polizia nella serata di martedì 28 aprile dice di far parte della “Brigata Ebraica”, circostanza smentita da Davide Riccardo Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano.

Il 21enne è di religione ebraica e risiede con la famiglia nella zona di Monteverde. Dovrà difendersi dall’accusa di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi. Le indagini della Digos sono partite dall’acquisizione delle immagini delle telecamere a circuito chiuso presenti nella zona del Parco Schuster e della Basilica di San Paolo dove sabato scorso era in corso la festa della Liberazione e dove i due attivisti sono stati raggiunti da dei piombini sparati da una persona che era a bordo di uno scooter. Il 21enne indossava una giacca mimetica ed un casco integrale e dopo aver ferito lievemente i due attivisti (l’uomo è stato colpito vicino al collo e alla guancia mentre la donna alla spalla) è fuggito via.

Il ragazzo è stato fermato martedì dopo un controllo nella sua abitazione. Portato in Questura, ha ammesso le sue responsabilità aggiungendo di far parte della Brigata Ebraica, circostanza, come detto, smentita dal direttore.

Brigata Ebraica: “Non è nostro iscritto, non abbiamo iscritti a Roma”

“Non lo conosciamo e non abbiamo fra i nostri membri persone che rispondano a questo nome” e nemmeno “alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma” spiega Davide Riccardo Romano. “Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza – spiega ancora -. La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera. Ringraziamo di tutto cuore le forze dell’ordine per aver agito con tale rapidità. La loro prontezza è un segnale importante e un messaggio chiaro: certi atti non devono essere tollerati. Ci riserviamo inoltre di adire a vie legali contro tutti quelli che usano e useranno il nome della Brigata Ebraica per accostarlo a questo atto vergognoso. La violenza – conclude – non ha mai fatto parte dei nostri valori e non li rappresenterà mai”.

Comunità Ebraica Roma: “Indignazione per fermo nostro iscritto”

Conferme arrivano invece dalla Comunità Ebraica di Roma che commenta così il fermo di un suo iscritto: “Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica”. A parlare è il presidente Victor Fadlun. “Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano – prosegue -. Esprimiamo fiducia nel lavoro della Procura e delle Forze dell’ordine affinché sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti e su ogni responsabilità. In una fase così tesa, rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l’odio e generare nuova violenza”, conclude Fadlun.

Per l’Anpi Roma non si tratta di “un episodio isolato e si colloca all’interno di una lunga serie di raid nelle scuole e intimidazioni di varia natura ad opera di sedicenti gruppi sionisti contro l’Anpi e contro professori, studenti, spazi sociali e lavoratori. La violenza usata per colpire la coppia di compagni e con loro l’Anpi e tutta intera la grande comunità antifascista di Roma conferma come la memoria storica della Resistenza e la mobilitazione popolare che tutt’oggi sa suscitare rappresenti il nemico di coloro che non solo sostengono guerre di aggressione coloniali e genocidi come quelli che da anni sono perpetrati dal governo Netanyahu contro il popolo palestinese”.

 

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