«Si vis pacem para bellum». In altre parole: se vuoi essere tranquillo, armati fino ai denti. Sì ma senza spendere troppo. È in sintesi questo il tema dello scontro o, come sostengono le parti, del confronto fra Crosetto, ministro della Difesa e Meloni, presidente del Consiglio. Il tema della spesa militare per la difesa dei confini, all’ordine del giorno fin dallo scoppio della guerra russo-ucraina, si fa più scottante quando le conseguenze dello scontro si fanno troppo vicine all’Europa.

Il drone russo plana sulla politica

L’ultimo caso è quello del drone russo che, nella notte fra il 28 e il 29 maggio, si è schiantato su un condomino di 10 piani a Galati in Romania. Unanime la levata di scudi dei leader di maggioranza e opposizione. Ma non è tutto: l’accaduto ha fatto scattare il dibattito sull’attivazione dell’articolo 5 della Nato. Quello per cui qualora un Paese facente parte dell’Alleanza venisse attaccato, tutti gli altri membri potrebbero ritenersi attaccati e decidere di reagire all’aggressione. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito quanto accaduto «un atto gravissimo». Le ha fatto eco anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto: «Una pericolosa e irresponsabile escalation che non può essere tollerata. La sicurezza di un membro della NATO e dell’Unione Europea è la sicurezza di tutti noi». «Condanno con forza la violazione dello spazio aereo della Romania da parte di un drone russo. Ho chiesto a Mosca un impegno serio per una pace giusta e duratura», ha aggiunto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Vannacci invita a far “funzionare il cervello”

Di diversa opinione è il Generale, Roberto Vannacci, che ha invitato a «far funzionare il cervello»: «Quale interesse avrebbe la Russia a colpire un paese della Nato e che interesse avrebbe l’Ucraina a colpire un Paese della Nato facendo credere che siano stati i russi? Proprio nel momento in cui si parla dell’ingresso ucraino nell’Unione Europea». Un assist a Mosca, dunque, da parte del leader di Futuro Nazionale, che strizza l’occhio a quella politica che vedrebbe una massiccia ingerenza ucraina nel conflitto con il solo scopo di ottenere un coinvolgimento della Nato nel conflitto e un’accelerazione del processo di integrazione all’Unione Europea. Senza la palla di cristallo è difficile dire ciò che è vero e ciò che non lo è, ma una cosa è certa: il Generale stimola la pancia del Paese e cerca di personificare un sentimento che una certa parte di pubblico, condivide. Se a destra parlano, a sinistra il campo largo si divide specialmente i due maggiori protagonisti del campo largo, Schlein e Conte. Tra l’altro i due, ironia della sorte, riguardo all’Ucraina, hanno posizioni diametralmente opposte.

In questo frangente, vista anche la divisione della destra sulla questione (la Lega proprio ieri ha detto «no» all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, ndr), oggi più che mai è doveroso investire in difesa e scorporare le spese del comparto dalla Legge di Bilancio. Questo è determinante per il Belpaese non solo perché per anni non ha investito nel settore e anzi, ha tagliato fondi, ma anche perché non è rimasto al passo con gli altri Paesi, al netto di alcune nicchie. Che Crosetto e Meloni abbiano litigato sulla questione o meno è ancora un mistero, ma sul riarmo il ministro della Difesa sta mettendo in campo tutta la sua competenza per tutelare il Belpaese. Rimane il nodo dell’organico per l’esercito italiano, ma una cosa alla volta. In fondo manca un anno alle elezioni.