Le Ragioni di Israele
L’Italia è un Paese di cultura antisemita. Gli ebrei sono stati “tollerati”, non accettati
Ogni volta che emerge un episodio antisemita in Italia, il dibattito pubblico reagisce nello stesso modo. Si parte con l’indignazione rituale, le dichiarazioni istituzionali e le rassicurazioni collettive. “L’Italia non è un Paese antisemita”, ci ripetiamo. Gli antisemiti sarebbero pochi estremisti, residui marginali. È una menzogna consolatoria. La verità è molto più scomoda: l’Italia possiede un antisemitismo culturale profondo, trasversale, sedimentato nei secoli e mai davvero elaborato. Un antisemitismo che attraversa la destra e la sinistra, il cattolicesimo tradizionale e certo progressismo contemporaneo, il nazionalismo e l’antioccidentalismo.
Gli ebrei, in Italia, sono sempre stati tollerati più che realmente accettati. Ed è un riflesso che non è mai davvero scomparso. Oggi riemerge sotto nuove forme. A destra, attraverso il complottismo identitario e la retorica della “finanza ebraica”. A sinistra, attraverso l’ossessione antisionista che spesso degenera rapidamente in esclusione simbolica degli ebrei dalla comunità morale progressista. Nel mondo social, attraverso la continua richiesta agli ebrei italiani di dissociarsi, giustificarsi, abiurare. Nelle università, nei movimenti, persino nei Gay Pride, dove associazioni ebraiche vengono trattate come corpi estranei da sottoporre a test di purezza politica nonostante Israele sia l’unico, davvero l’unico, Paese del Medio Oriente dove i Pride sono possibili e dove essere omosessuale non è un reato. Sempre la stessa dinamica: all’ebreo viene chiesto qualcosa in più. Una lealtà supplementare. Una certificazione morale preventiva; peraltro impossibile da ottenere. È il segno più evidente che il problema non è mai stato davvero risolto.
L’Italia continua a considerare gli ebrei pienamente accettabili soltanto quando sono invisibili, silenziosi o utili alla narrazione dominante del momento. Ed è forse questa la verità più difficile da ammettere: il Paese che ama definirsi umanista, tollerante e mediterraneo non ha mai fatto davvero i conti con il proprio antisemitismo culturale. Ha semplicemente imparato a raccontarselo meglio.
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