Il problema non è solo Sánchez. Il problema è la tentazione, diffusa nella sinistra italiana, di trasformare ogni leader progressista europeo in un simbolo salvifico da esibire nel dibattito interno, salvo poi scoprire che la politica reale è quasi sempre meno epica delle narrazioni costruite attorno ad essa. Di fronte alla complessità del conflitto iraniano, la risposta dei principali leader dell’opposizione – a partire da Elly Schlein – è il riferimento ripetuto al discorso di Pedro Sánchez. Uno slogan fatto e finito che serve a riconquistare parte di quella popolarità che Sánchez ha irrimediabilmente perso in patria, dopo le gravi ombre corruttive che si allungano sulla sua storia politica e familiare.

Attorno al suo governo si accumulano indagini e polemiche: quelle che riguardano la moglie Begoña Gómez, il fratello David Sánchez, dirigenti chiave del Partito socialista e persino il Procuratore generale nominato dal suo esecutivo. Per capire il peso politico di questa situazione bisogna tornare al 2018. Sánchez conquistò il potere grazie a una mozione di sfiducia che rovesciò il governo conservatore di Mariano Rajoy, travolto dallo scandalo Gürtel: un sistema di tangenti e finanziamenti illegali che coinvolgeva dirigenti del Partido Popular. Sánchez si presentò come l’alternativa morale a quel sistema, conquistando la presidenza del governo.

Il caso di Begoña Gómez

È proprio questa origine che rende la fase attuale particolarmente delicata. Il caso più mediatico riguarda Begoña Gómez, indagata per presunto traffico di influenze: avrebbe usato la propria posizione per favorire sponsor privati al master universitario che dirigeva. Il fratello David è sotto esame per un incarico pubblico che la magistratura sospetta fosse stato creato su misura per lui. Il cosiddetto “caso Koldo” coinvolge invece figure di primo piano del PSOE in presunte tangenti legate a contratti per la fornitura di mascherine durante la pandemia. A tutto ciò si aggiunge il procedimento contro il Procuratore generale dello Stato, accusato di aver divulgato informazioni riservate su un’indagine fiscale legata all’opposizione.

Spagna, il governo si regge su una maggioranza fragile

Sánchez ha rivendicato i risultati del suo governo in termini di “rigenerazione democratica”, ma i dati raccontano altro. Secondo la Banca Mondiale, l’indice sul rispetto dello Stato di diritto in Spagna è sceso da 0,98 nel 2018 a 0,82 nel 2023. Anche il progetto V-Dem segnala un progressivo deterioramento. Il governo si regge su una maggioranza fragile, dipendente da forze regionaliste e indipendentiste, mentre il Partito Socialista attraversa una fase di forte erosione del consenso. Resta una domanda difficile da eludere: può un leader presentato come baluardo morale del progressismo europeo continuare a incarnare quel ruolo mentre attorno al suo governo si accumulano scandali e tensioni istituzionali? La questione riguarda la Spagna, ma dice molto anche del modo in cui una parte della sinistra italiana costruisce i propri modelli di riferimento. La realtà spagnola racconta una storia ben meno edificante del manifesto di rigenerazione democratica che molti commentatori avevano frettolosamente celebrato.

Vanessa Combattelli

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