Le mosse del dragone
Taipei modello di democrazia e innovazione, non per Odifreddi
Dopo Alessandro Barbero e Alessandro Orsini, il matematico e saggista Piergiorgio Odifreddi si unisce al coro delle accademiche voci anti-occidentali nostrane. In diretta televisiva su La7, il professore ha definito Taiwan il corrispettivo di Salò, Chiang Kai-Shek il “Mussolini cinese”, arrivando persino a dichiarare che “Taiwan ci serve per i microchips, ma questo non ne legittima l’esistenza”. Che Chiang Kai-Shek non fosse un esempio di democrazia e liberalismo è ben noto a tutti; fu autoritario, militarista e tuttavia capace di riunificare una nazione divisa tra signori della guerra. Eppure, la sua controparte non era un movimento di liberazione democratico, bensì l’Esercito Popolare di Mao Tse-Tung. Accostare la Cina nazionalista al fascismo significa mancare di rispetto ai milioni di cinesi morti sia da innocenti che da soldati nazionalisti al fronte. Chiang Kai-Shek, infatti, il fascismo lo ha combattuto per davvero, in una guerra spietata contro il Giappone, uno dei tre Paesi dell’Asse. Parrebbe che, per alcuni illustri accademici, siano stati soltanto i sovietici a combattere il nazismo, con buona pace dei sacrifici umani ed economici del Regno Unito, degli Stati Uniti, che rifornivano Mosca o, in questo caso, della Repubblica di Cina.
Un altro passaggio fondamentale che sfugge alla narrazione anti-occidentale è che, mentre la Repubblica Popolare Cinese nasce dittatoriale e continua a esserlo, Taiwan ha saputo trasformarsi in una democrazia pluralista, estremamente pericolosa per Pechino. La Cina continentale, infatti, non può consentire che a pochi chilometri di distanza vi sia l’esempio di una società cinese divenuta moderna e ricca, senza il bisogno di instaurare una dittatura. Contrariamente a quanto sostenuto da Odifreddi, l’esistenza di Taiwan è di vitale importanza per noi anche soltanto sul piano tecnologico. Quasi il 70% della fabbricazione conto terzi dei chips proviene da lì, insieme al 90% della produzione globale dei semiconduttori più avanzati, necessari al funzionamento dell’Intelligenza Artificiale. Telefoni, computer, auto, elettrodomestici: la nostra quotidianità dipende proprio dall’esistenza di Taiwan. Preservarla e proteggerla significa impedire a Pechino di controllare le nostre tecnologie, nonché salvaguardare una democrazia e un popolo che vive e vuole continuare a vivere come noi.
Sarebbe opportuno ricordare che la libertà accademica e di espressione che permette a un professore occidentale di criticare Taiwan è la stessa libertà che né Pechino né altre autocrazie riconoscono ai propri cittadini. Anche per questo, prima di liquidare l’esistenza di una democrazia come Taiwan, sarebbe utile riflettere sul valore politico e umano di ciò che essa rappresenta, non solo per noi, ma soprattutto per i suoi 23 milioni di abitanti.
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