Il centrodestra vive in questi giorni una condizione di alta pressione instabile: cielo sereno sul fronte del consenso, ma sul terreno si addensano tre perturbazioni che, prese insieme, raccontano la transizione da una stagione politica a un’altra che ancora va definita. Il primo fronte è la collocazione di Roberto Vannacci.

Centrodestra, alta pressione instabile. Sale Vannacci

Tre mesi dopo lo strappo dalla Lega, “Futuro Nazionale” non è più una sigla in cerca d’autore: ha presentato la sede di Bari, dichiara trentaseimila iscritti e seicento comitati locali, viaggia fra il tre e mezzo e il quattro per cento nelle rilevazioni di inizio maggio. Vannacci ha disinnescato la polemica sulle comunali del 24 e 25 maggio con una circolare interna che esclude liste e benedizioni a candidati civici, e si propone alla coalizione come “naturale interlocutore” pur correndo da indipendente. Il dossier, per Meloni e Salvini, ha la geometria del rebus: utile nei numeri, scomodo nei contenuti. Utile, perché senza Futuro Nazionale la coalizione di governo — secondo i sondaggi recenti — si attesta rischiosamente al quarantatré per cento; con Vannacci risale al quarantasei, forse oltre, e va in zona più sicura. Scomodo, perché il programma del generale — remigrazione di matrice tedesca, ritorno al gas russo, uscita dal Green Deal, legittima difesa senza proporzionalità — è una piattaforma che Forza Italia non può sottoscrivere e che a Bruxelles costerebbe a Meloni il capitale costruito in tre anni di postura atlantista. Per la premier la partita ha due tempi: ridefinire a vantaggio di Fratelli d’Italia il peso interno della coalizione, ora che la Lega cede al sette per cento, e decidere fino a che punto ospitare un alleato che pesca nello stesso bacino ma parla un’altra lingua programmatica.

Giuli e la cultura

Il secondo fronte si gioca nell’orizzonte della cultura, che è sempre l’orizzonte in cui le destre si raccontano e si misurano. Il confronto fra il ministro Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco sul padiglione russo della sessantunesima Esposizione d’arte ha attraversato tre mesi di ispezioni, diffide europee, dimissioni di giuria e un boicottaggio ministeriale dell’inaugurazione del 9 maggio. Il ministro ha parlato di “pasticcio” e di “fratello sbagliato”, contestando a Buttafuoco una “fantasia pacificatoria” e l’ambizione di fare l’Onu dell’arte; il presidente della Fondazione, ringraziando ironicamente il pressing del Mic, ha rivendicato l’autonomia dell’ente e l’invito di Mattarella all’audacia. Sotto la polemica c’è un confronto fecondo fra due intellettuali della stessa area, entrambi anticonformisti, entrambi figli di un pensiero radicale che interroga la narrazione atlantica, ma con sensibilità diverse sul modo di tradurla nel governo della cultura. Zaia sostiene Buttafuoco, Rampelli si associa alla protesta, Brugnaro applaude, Meloni già una settimana fa, di fronte ai fermenti si era dichiarata “leggermente persa”. Al netto del caso in se’, la questione culturale è terreno scivoloso, tra necessità di linee politiche e insofferenze.

Le amministrative di Milano e Roma

Il terzo fronte è il più concreto: la partita per le amministrative di Milano e Roma, che si terranno a ridosso del voto politico. Le due metropoli simbolo, da tempo amministrate dal centrosinistra, sono l’occasione che il centrodestra cerca per consolidare la propria narrazione nazionale. A Milano il toto-nomi si è fatto fitto, anche troppo: La Russa ha lanciato Maurizio Lupi con quattro super-assessori civici, Salvini ha aperto all’ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada, Forza Italia preme per un profilo riconoscibile alla galassia berlusconiana, mentre Fontana incalza chiedendo una decisione prima dell’estate. Anche a Roma il quadro è ancora aperto: tramontata l’ipotesi Malagò, ora in corsa per la presidenza della Figc, restano in pista Francesco Rocca, Fabio Rampelli, Maurizio Gasparri. Sulla scelta pesa anche la riforma che abbasserebbe al quaranta per cento la soglia per evitare il ballottaggio: leva potente per chi saprà arrivare unito al voto.

Il centrodestra di Meloni continua a governare il presente con qualche pensiero su come costruire un futuro ormai prossimo. Vannacci, la gestione politica della cultura, le metropoli da riconquistare sono i tre cantieri aperti di questa transizione, e anche il loro esito disegnerà il profilo.