Esteri
Al via la missione di Rubio, il falco di Trump plana in Italia per ricucire gli strappi
Oggi gli occhi di tutti i cronisti sono puntati su di lui, Marco Rubio, il Segretario di Stato degli Usa, nonché ministro degli Esteri. Dicono che una concentrazione di potere così forte abbia un solo precedente nella storia americana, ed è quello illustre di Henry Kissinger. Rubio, figlio di emigranti cubani, anche detto il “Falco”, in queste ore si appresta a planare sulla penisola italiana. È previsto stamattina l’incontro con Papa Leone XIV in Vaticano. Domani, invece, l’appuntamento con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a cui seguirà anche quello con i ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto.
In molti si chiedono il significato di questa traversata dell’Oceano Atlantico. Passerà alla storia come il viaggio della riconciliazione? Come fece l’imperatore Enrico IV, oggi Rubio “andrà a Canossa” e ricucirà lo strappo generato dalle dichiarazioni inopportune del presidente americano? Chi può dirlo? Le vie del Signore, del resto, sono infinite. Indubbiamente le battute del tycoon rivolte al Pontefice sono apparse come uno Schiaffo di Anagni post litteram. Ma Trump ha sottovalutato il Papa, Leone di nome e di fatto, che con l’essenzialità che lo contraddistingue ha risposto a tono. Ora Rubio, noto per essere il volto dialogante del trumpismo, ha le carte in regola per mettere la toppa. Non si tratta di una mission impossible, restiamo ottimisti. “C’è molto di cui parlare con il Vaticano”, ha detto in conferenza stampa alla Casa Bianca, citando la drammatica situazione umanitaria a Cuba ma anche il tema della libertà religiosa, questione oggigiorno in pericolo a causa degli eccessivi relativismi che sempre più riducono gli spazi di libertà in favore di linguaggi “dal sapore orwelliano”, per usare proprio le parole di Papa Leone. Secondo Rubio, gli attacchi di Trump devono esser minimizzati. Che sia sinceramente convinto di ciò non lo possiamo sapere, di certo però lui i sondaggi interni li consulta: è crescente negli Usa la disapprovazione nei confronti di Trump tra i cattolici, e ciò non può che esser visto come un segnale d’allarme dato che la vittoria repubblicana del 2024 è stata ottenuta con la maggioranza dei voti dei cattolici. Ergo, parola d’ordine: Pace!
Nell’attesa di un verdetto post-visita in Vaticano, continua la preparazione, invece, fronte governo Meloni, per l’appuntamento con Rubio di domani. Ieri si è tenuto un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, si è parlato di energia ma – in queste settimane di tensioni – è ben nota la linea dell’esecutivo in merito allo scontro Trump-Leone. Nei giorni scorsi, Tajani ha riconfermato il sostegno “ad ogni azione e parola” del Pontefice, e poche settimane fa ricordiamo tutti l’aggettivo “inaccettabile” usato da Meloni in riferimento agli attacchi scomposti di Trump al Papa. Sì, formalmente quella di Rubio è una visita di cortesia, ma – chiaramente – è e sarà un di più. È chiaro: l’Italia dovrà tenere il punto e un colloquio cordiale e costruttivo e, proprio perché tra “amici”, anche franco e sincero. “Siamo alleati leali, perché fedeli sono i cani”, ha sintetizzato, con una sana dose di pragmatismo, il senatore di Fratelli d’Italia Luca De Carlo. Un’immagine che spiega bene il concetto: la lealtà italiana non va confusa con la subalternità. Del resto, le accuse lanciate negli ultimi tempi da Trump in merito a uno scarso impegno europeo nell’Alleanza Atlantica hanno generato forti tensioni. Meloni, nei giorni scorsi, i paletti li ha messi in fila. “L’Italia ha sempre mantenuto tutti gli impegni sottoscritti, particolarmente in ambito Nato, anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan, in Iraq”, ha puntualizzato, “alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette”. A chi si riferisse è evidente.
Pesa la scelta di Washington di non coinvolgere gli alleati prima di lanciare l’offensiva in Iran, azione le cui ricadute economiche ed energetiche sono un problema con cui tutta l’Ue, non soltanto il governo Meloni, sta facendo i conti. Il Dipartimento di Stato Usa, intanto, ha specificato che “gli incontri con le controparti italiane saranno focalizzati su interessi condivisi di sicurezza e sull’allineamento strategico”. È una buona base di partenza che permette a Meloni di tenere la barra dritta, nel solco di relazioni Italia-Usa sempre più solide, nonostante qualche uscita di troppo o sopra le righe.
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