L’attesa per la risposta dell’Iran è stata caratterizzata dal lavoro della diplomazia e dal rumore delle armi. Mentre i funzionari della Repubblica islamica studiavano la risposta da dare agli Usa via Pakistan, il vicepresidente JD Vance ha incontrato alla Casa Bianca il premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha proseguito la sua visita a Roma incassando l’ok italiano a partecipare a una futura missione con i dragamine (solo in caso di cessate il fuoco duraturo). Dall’altro lato, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha sentito al telefono il suo omologo turco, Hakan Fidan.

Intanto il Golfo Persico è stato ancora una volta teatro di scontri. Pasdaran e Marina americana hanno fatto di tutto per dimostrare di avere il pieno controllo dello Stretto di Hormuz. I commando di Teheran sono intervenuti nel Mare dell’Oman per sequestrare la nave “Ocean Koi”, accusata di volere “danneggiare e interrompere le esportazioni petrolifere iraniane”. L’imbarcazione, battente bandiera delle Isole Barbados, secondo il regime, trasportava greggio appartenente all’Iran ed è stata posta sotto sequestro. Ma nelle stesse ore, il Comando Centrale degli Stati Uniti, il Centcom, ha dichiarato di avere “neutralizzato” due navi iraniane che volevano aggirare il blocco imposto da Washington. Un aereo statunitense ha “neutralizzato le due petroliere”, la “Sea Star III” e la “Sevda”, “sparando munizioni di precisione contro i loro fumaioli”. Questo il commento del comando Usa in Medio Oriente. Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato Washington di avere compiuto una “flagrante violazione” del cessate il fuoco. Donald Trump ha ribadito che gli attacchi di queste ore non erano stati una vera e propria violazione della tregua, ma “scaramucce” o “carezze”. Lo ha detto anche quando le forze Usa hanno colpito nella notte “installazioni militari” della Repubblica islamica a seguito degli attacchi contro le navi americane che tentavano di attraversare Hormuz. “Le conseguenze dell’avventurismo capriccioso e del comportamento sconsiderato” degli Stati Uniti e di Trump “sono ormai sotto gli occhi di tutti” ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei.

E l’impressione è che la realtà sia ormai quella di un muro contro muro. Secondo le forze armate statunitensi, ci sarebbero più di 70 petroliere bloccate, che non possono entrare né uscire dai porti iraniani. E queste navi potrebbero fornire a Teheran circa 13 miliardi di dollari in barili di greggio. In ogni caso, anche per soddisfare i clienti asiatici e inviare segnali politici a Washington, Teheran sta cercando e ha cercato in tutti i modi di aggirare il blocco navale statunitense. Secondo gli esperti sentiti dal Washington Post, dall’inizio dell’assedio almeno 13 petroliere hanno effettuato trasferimenti clandestini di petrolio in mare, spostando circa 22 milioni di barili al largo delle isole di Riau, un arcipelago dell’Indonesia. Un volume di oro nero che potrebbe avere portato nelle casse degli ayatollah circa 2 miliardi di dollari. E sul controllo di Hormuz, Teheran non ha alcuna intenzione di cedere, al punto che Mohammad Mokhber, consigliere della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha spiegato che, a livello strategico, avere lo stretto “rivaleggia con la potenza della bomba atomica”.