Esteri
Hormuz, il blocco continua e gli Usa non vogliono riaprire. Trump: “Arriva la tempesta”
Secondo Donald Trump, “the storm is coming”, “la tempesta sta arrivando”. Subito dopo avere scritto questo messaggio sul social Truth, il tycoon ne ha pubblicato un altro, con un sondaggio che mostrava il sostegno dell’opinione pubblica americana sul porre fine al programma nucleare iraniano. E questi messaggi, arrivati in una giornata di incontri, avvertimenti, dichiarazioni minacciose e attese per una possibile proposta negoziale di Teheran, indicano che lo stallo tra le due potenze si sta avvicinando al punto critico.
Trump non ha alcuna intenzione di fermare il suo blocco navale sullo Stretto di Hormuz. Il Comando centrale degli Stati Uniti, il Centcom, ha chiesto al Pentagono di inviare in Medio Oriente il missile ipersonico Dark Eagle. E secondo Bloomberg, la domanda del comando Usa è stata giustificata con la necessità di colpire i lanciatori di missili balistici iraniani, spostati nel cuore del Paese e impossibili da raggiungere con l’altro missile: il Precision Strike. Non è un fattore che può modificare radicalmente gli equilibri di forza. Washington ha pochissimi missili di questo tipo e costano 15 milioni di dollari ciascuno. Tuttavia, nel gioco delle parti e nell’aumento delle tensioni sul negoziato, Trump potrebbe intensificare la pressione su Teheran anche attraverso questa mossa. Ieri, Axios ha scritto di un incontro alla Casa Bianca tra il capo di Centcom, Brad Cooper, e lo stesso presidente Usa, per discutere dei possibili piani di un nuovo attacco contro l’Iran. L’idea che circola tra i militari Usa è quella di raid “brevi ed energici” contro il sistema infrastrutturale iraniano. Un modo per costringere Teheran a tornare al tavolo delle trattative. Non sono esclusi però anche piani più incisivi. Uno è quello che vede la conquista di una parte delle coste dello stretto di Hormuz. L’altra idea, invece, si concentra sulla possibilità di blitz delle forze speciali per sequestrare le scorte di uranio arricchito.
Secondo le fonti della Cnn, nelle prossime ore l’Iran dovrebbe inviare una nuova offerta agli Stati Uniti attraverso il Pakistan. La speranza della comunità internazionale è che la partita si sblocchi il prima possibile. La difficoltà del mercato energetico si fa sentire soprattutto in Estremo Oriente e in Europa, dove continuano le tensioni tra Germania e Usa. Dopo le critiche del cancelliere Friedrich Merz, che aveva parlato di Stati Uniti “umiliati” e di un Iran abile a negoziare, ieri è arrivato l’affondo di The Donald, che ha invitato il leader tedesco a “dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia/Ucraina (dove è stato totalmente inefficace!), e a sistemare il suo Paese in rovina, in particolare per quanto riguarda immigrazione ed Energia, e meno tempo a interferire con coloro che stanno eliminando la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il Mondo, inclusa la Germania, un luogo più sicuro!”. Sui media, si continua a parlare della possibile riduzione delle truppe Usa dal Vecchio Continente come “punizione” per gli alleati che non hanno contribuito all’operazione anti Iran. E Berlino sarebbe una delle cancellerie nella “lista nera” di Trump. Ma in questo clima sempre più teso, l’Iran sembra non avere alcun interesse a scendere rapidamente a compromessi.
Ieri è “riapparsa” la Guida suprema, Mojtaba Khamenei, che ha fatto diffondere un suo messaggio in occasione della Giornata nazionale del Golfo Persico. “Le nuove regole di gestione di Hormuz porteranno pace e prosperità a beneficio di tutti i popoli della regione” ha detto Khamenei. E il leader iraniano ha lanciato un avvertimento molto chiaro al presidente Usa. Le “capacità missilistiche e nucleare” di Teheran sono, a suo dire, “beni nazionali” e gli iraniani “li proteggeranno così come proteggono le acque, il territorio e lo spazio aereo del paese”. Il futuro del Golfo, ha detto Khamenei, è “senza America” e “gli stranieri che vengono da migliaia di chilometri di distanza con l’intenzione di commettere azioni malvage non hanno posto se non in fondo alle sue acque”.
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