Esteri
Trump mostra i muscoli ma è stallo su Hormuz. Caos nelle forze armate americane
Donald Trump crede che un accordo con l’Iran sia ancora possibile. Ed è convinto che il percorso da lui tracciato (prima la guerra, poi la tregua e il contemporaneo blocco dello Stretto di Hormuz) vada nella giusta direzione. Ieri, alla Bbc, il presidente degli Stati Uniti è stato chiaro. “Qualunque cosa io faccia, sembra funzionare bene”, ha detto, perché “l’altra parte sta morendo dalla voglia di fare un accordo”. In un’altra intervista, The Donald ha invece sostenuto che l’Iran “non è più il bullo del Medio Oriente”. Mentre sul social Truth, il capo della Casa Bianca è stato ancora una volta esplicito riguardo lo Stretto di Hormuz. “Abbiamo il controllo totale”, ha scritto, “nessuna imbarcazione può entrare o lasciare” l’area “senza l’approvazione della Marina Usa”. “È ‘ben sigillato’, fin quando l’Iran non sarà in grado di fare un accordo!!!”, ha tuonato il tycoon.
Trump mostra i muscoli, ma è strada in salita per l’accordo
Ma su questo accordo, la strada appare ancora una volta decisamente in salita. Hormuz, infatti, è un nodo cruciale che nessuna delle due parti ha intenzione di sciogliere scendendo a compromessi con l’avversario. Trump ha spiegato le sue intenzioni, facendo capire che quel blocco è il vero strumento per costringere Teheran a trattare. I Pasdaran, dall’altro lato, non hanno alcun interesse a cedere sulla riapertura del passaggio e, anzi, i funzionari iraniani hanno anche affermato che le rendite dei pedaggi chiesti alle imbarcazioni stanno iniziando a fluire nelle casse della Repubblica islamica. Inoltre, Trump ha continuato a mettere in dubbio la catena di comando interna a Teheran. E questo non può che rappresentare un problema.
Teheran più rigida
Ma se sul lato iraniano esistono forti dubbi legati alle volontà del leader Mojtaba Khamenei e dei vari uomini forti rimasti in vita, anche Oltreoceano gli analisti iniziano a dubitare della strategia della Casa Bianca. Secondo gli analisti sentiti dal quotidiano The Hill, l’idea degli Stati Uniti rimane quella di un’uscita negoziale dal conflitto ma che possa essere presentata come una vittoria quasi completa. Un risultato politico che dovrebbe salvare Trump da un pericoloso crollo del consenso. Tuttavia, come ha sottolineato il giornale Usa, nessuno riesce a capire se le manovre ideate dal presidente Usa stiano davvero funzionando. Il blocco dei porti iraniani sembra anzi avere irrigidito le posizioni di Teheran. Sul nucleare, le richieste di Washington appaiono decisamente più ridotte rispetto a quelle paventate all’inizio della guerra. L’uranio arricchito rimane ben custodito nelle viscere degli impianti colpiti. I missili balistici sono ancora migliaia e in grado di colpire ovunque. Le mine navali rappresentano un enorme problema. Perché anche se Trump ha detto di aver ordinato alla sua Marina di “sparare e affondare” qualsiasi tipo di imbarcazione “che stia posizionando mine”, quelle che ci sono bastano a paralizzare la navigazione per mesi.
Un campanello d’allarme a Washington, Caos nelle forze armate
Proprio sul fronte della Us Navy, a Washington è suonato un altro campanello d’allarme con l’abbandono dell’incarico da parte del segretario alla Marina, John Phelan. Un addio improvviso che segue di poche settimane il licenziamento del più alto ufficiale dell’esercito, il Generale Randy George, e di altri due Generali. Questa raffica di siluramenti interni alle forze armate americane, tanto più in un momento di conflitto (per quanto fermo) con l’Iran, non viene vista di buon occhio da molti osservatori. Tanto più perché la guerra contro Teheran potrebbe riaccendersi da un momento all’altro. Le forze armate americane non si sono affatto allontanate dall’area delle operazioni. Una terza portaerei, la Uss George H.W. Bush, è in viaggio verso il Medio Oriente con tutto il suo gruppo d’attacco. Come ha riferito l’Atlantic Council, le navi stanno seguendo una rotta insolita, circumnavigando l’Africa invece di passare il Mar Rosso. Forse anche per evitare attacchi degli Houthi. E ieri il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha avvertito che lo Stato ebraico “attende il via libera dagli Stati Uniti” ed è pronto a “completare l’eliminazione della dinastia Khamenei” e “riportare l’Iran all’era delle tenebre e della pietra”.
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