“La vita è come il caffè: puoi metterci tanto zucchero, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente”. E Alex Zanardi fermo non lo è stato mai. È morto l’uomo che ha insegnato a tutti a non arrendersi mai, esempio formidabile di resistenza e amore per la vita. Si è spento ieri sera, a 59 anni, l’ex pilota di Formula 1 diventato campione di handbike (con quattro ori e due argenti ai Giochi Olimpici di Londra 2012 e Rio 2016, oltre a 12 titoli mondiali) dopo che un incidente automobilistico del 2001 al Lausitzring lo aveva costretto a subire l’amputazione delle gambe.

Le due vite di Alex Zanardi, l’atleta che non si è mai arreso

Nato a Bologna, da padre idraulico e mamma sarta, Zanardi è cresciuto a Castel Maggiore, sviluppando fin da giovanissimo una passione per i motori. A 14 anni, papà Dino gli regala un kart, a 25 arriva in Formula 1 con la Jordan. Seguono anni complessi, dove non emerge stabilmente, passando tra Minardi e Benetton come tester, poi la Lotus tra il ’93 e il ’94. Nel ’95 il passaggio in Cart, dove arriva ai vertici della categoria, fino a vincere il titolo nel ’97. Un anno dopo la doppietta, e la consacrazione come figura di spicco del Motorsport internazionale, poi il ritorno in Formula 1, con la Williams. Il rapporto però si interrompe a fine anno, a causa di un’altra stagione difficile.

C’è una data spartiacque nella sua vita: il 15 settembre 2001 quando al Lausitzring in Germania durante una gara Cart perde il controllo della monoposto su un tratto reso insidioso da acqua e olio. La macchina resta ferma, Alex Tagliani lo impatta e la monoposto si spezza in due: Zanardi subisce l’amputazione traumatica degli arti inferiori, viene trasportato in elicottero a Berlino, dove affronta un lungo e complesso percorso chirurgico fatto da 15 interventi e settimane di terapia intensiva. Viene dimesso il 31 ottobre. Da quel giorno Zanardi sceglie di rimanere nello sport. Sceglie il paraciclismo, l’handbike. Diventa simbolo della rinascita, della tenacia, esempio sportivo e umano di un campione. Nel 2007 partecipa alla Maratona di New York, poi nel 2012 la sua prima olimpiade: Londra, dove vince due ori e un argento. Lo stesso bottino replicato a Rio quattro anni più tardi.

Una nuova data spartiacque della sua vita è quella del 19 giugno 2020, quando sulla sua handbike, durante una staffetta benefica per promuovere la sua associazione paralimpica in Toscana viene coinvolto in un’altro grave incidente, scontrandosi contro un camion, rimediando un trauma cranico ed essendo costretto a interventi chirurgici complessi e ad un lungo coma farmacologico. Esce dall’ospedale nel dicembre 2021, continuando il percorso riabilitativo ma non riuscendo – di fatto – a tornare come prima, scomparendo definitivamente dal mondo dei riflettori.

Come è morto Alex Zanardi, la famiglia “Si è spento serenamente”

La scomparsa del campione olimpico è stata comunicata dalla famiglia in un post su Facebook. “Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari – si legge nel post -. Ringraziamo di cuore tutti coloro che in queste ore stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento di lutto. Le informazioni relative alle esequie saranno comunicate successivamente”. Zanardi lascia la moglie Daniela e il figlio Niccolò, nato nel 1998.

Redazione

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