La diplomazia lumaca
In Pakistan passerella di delegati, soliti dubbi e tante minacce. Crisi Nato, Madrid nel mirino degli Usa
Cambiano i protagonisti all’incontro di Islamabad: Trump si affida a Witkoff e Kushner; l’Iran rimpiazza Ghalibaf con Araghchi, ma tra i due Paesi volano parole di fuoco. Washington vuole sospendere la Spagna dall’Alleanza
Nello Stretto di Hormuz regna l’incertezza. Il blocco navale degli Stati Uniti non si ferma. L’Iran non cede alle pressioni di Washington. I Paesi che si affacciano sul Golfo Persico vogliono capire fino a che punto possa durare lo stallo. Donald Trump e i suoi collaboratori continuano a chiedere all’Europa di fare qualcosa. E nelle mail del Pentagono si studiano anche piani per punire gli alleati “riottosi” della Nato che non hanno sostenuto l’operazione “Epic Fury”.
Donald Trump continua a inviare messaggi ambigui, ma la speranza di un accordo resta, e lo confermano le rivelazioni della Cnn riguardo al viaggio di Jared Kushner e Steve Witkoff, per incontrare a Islamabad il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Il capo della diplomazia di Teheran è impegnato in un tour in Pakistan, Oman e Russia. Secondo Reuters, Araghchi non vedrà gli americani ma si limiterà a consegnare una proposta al Pakistan in qualità di mediatore. Non è prevista la presenza del vicepresidente, Jd Vance, né del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. E questo può indicare che il summit non sia un vero e proprio secondo round di colloqui, ma potrebbe anche confermare come Ghalibaf sia stato fatto fuori dalla delegazione negoziale.
Secondo il media principale dell’opposizione iraniana, Iran International, a Ghalibaf sarebbe stato contestato il tentativo di includere nei colloqui anche il nucleare. E potrebbe essere sostituito da un rappresentante dell’ala più oltranzista, probabilmente Saeed Jalili, ex capo negoziatore sul nucleare dal 2007 al 2013. Araghchi spera di rimanere in sella, ma sono giorni che si rincorrono voci su dissidi interni e su un possibile siluramento di entrambi i principali negoziatori iraniani. E questo, agli occhi degli Stati Uniti, non è un segnale positivo. Trump ha sempre considerato Ghalibaf un interlocutore privilegiato. E mentre sulla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, rimangono dei dubbi legati alla sua salute precaria (del suo stato se ne starebbero occupando personalmente sia il presidente, Masoud Pezeshkian, sia il ministro della Sanità, Mohammad Reza Zafarghandi, entrambi medici), il segnale lanciato dal suo consigliere militare, Mohsen Rezaee, è stato chiaro. “Grazie alla mano potente dei valorosi figli dell’Iran e le file compatte della nazione, il suono delle ossa spezzate del potere americano risuonerà agli orecchi del mondo dal Golfo Persico e dal Mar di Oman”, ha minacciato il consigliere.
Dichiarazioni di fuoco che giungono mentre Washington invia avvertimenti netti. “L’Iran ha l’occasione di fare un buon accordo”, ha detto il capo del Pentagono, Pete Hegseth. Nel frattempo, però, in Medio Oriente ci sono ora tre portaerei in grado di attaccare la Repubblica islamica. Fonti della Cnn hanno riferito che ci sono già piani per colpire le capacità iraniane intorno a Hormuz, specialmente navi posamine e motoscafi. Non è da escludere un attacco anche a centrali elettriche e ponti. C’è pure chi considera l’uccisione di personalità di spicco dei Pasdaran. Ma è proprio su Hormuz rischia di giocarsi un’altra partita: quella tra Europa e America. Trump vuole che i partner Nato facciano di più e si incarichino della messa in sicurezza dello stretto. “Noi sappiamo che l’Europa ha molto più bisogno di Hormuz di noi e dovrebbero forse cercare di parlare meno e fare meno conferenze carine in Europa e agire di più”, ha tuonato Hegseth.
A Washington non è piaciuta la condotta di alcuni alleati. Madrid è quella più nel mirino, tanto che si discute di piani per la sua sospensione dall’Alleanza (ipotesi che la stessa Nato ha smentito in quanto non esiste una norma che preveda questo meccanismo). “La Spagna è un partner affidabile all’interno della Nato e stiamo adempiendo ai nostri obblighi nei confronti dell’Alleanza. Quindi, nessuna preoccupazione”, ha dichiarato il premier Pedro Sánchez dal vertice dei leader dell’Unione europea a Cipro, “non lavoriamo sulla base di e-mail”. Secondo Reuters, nelle e-mail del Pentagono si parlerebbe anche di una revisione della posizione Usa sulle rivendicazioni britanniche riguardo alle Isole Falkland. Terre su cui Londra ha subito chiarito ieri che “la sovranità appartiene al Regno Unito”. Ma è il segnale di come la tensione tra alleati non sia destinata a diminuire. Mentre rimane l’ombra di una ripresa del conflitto nel Golfo.
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