Esteri
Hormuz, sfida sbilanciata ma aperta. Negoziati in salita e attriti nel regime
Per il segretario alla Guerra americano, Pete Hegseth, l’operazione nello Stretto di Hormuz “è un regalo degli Stati Uniti al mondo”. Non è la fine del cessate il fuoco, ha tenuto a precisare il capo del Pentagono. Ma intanto, a suo dire, gli Stati Uniti hanno “istituito una potente cupola a stelle e strisce sullo stretto” e si aspettano che gli alleati europei asiatici contribuiscano alla messa in sicurezza di quel corridoio. Difficile dire se ti tratti effettivamente della fine della tregua. Di certo, però, è un’evoluzione del campo di battaglia.
Gli Usa schierano migliaia di uomini e centinaia di mezzi, mentre l’Iran, come ha scritto il Wall Street Journal, usa le tattiche della guerra delle petroliere degli anni Ottanta ma con i droni. E in questa strana tregua quasi svuotata di senso, né Teheran né Washington evitano di alzare i toni. Ieri, Donald Trump ha detto che l’Iran “non ha alcuna possibilità né l’ha mai avuta” in una guerra che ha definito “una scaramuccia”. Il presidente degli Stati Uniti si è anche augurato che il sistema finanziario di Teheran fallisca. “Perché io voglio vincere” ha spiegato il tycoon, che però ha anche confermato che la Repubblica islamica vuole un accordo (e anche lui).
Tutti sono consapevoli della necessità che Iran e Usa si mettano intorno a un tavolo. L’intreccio diplomatico si fa sempre più complesso. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è a Pechino dove presto sarà invece il turno di Trump. La visita alla corte di Xi Jinping potrebbe essere fondamentale, visto il rapporto tra Iran e Cina e considerato che il capo della Casa Bianca ha detto che parlerà del tema con il suo omologo cinese. “È stato molto gentile a riguardo e molto rispettoso” ha detto The Donald. Tuttavia, i segnali non inducono all’ottimismo. Ieri, gli Stati Uniti hanno confermato che due navi militari sono riuscite a passare Hormuz. Il transito è stato confermato anche da Hegseth, il quale ha specificato che la Repubblica islamica era “imbarazzata” dal passaggio di navi commerciali e militari battenti bandiera Usa. Ma quell’attraversamento non è stato privo di ostacoli. Secondo la Cbs, le due cacciatorpediniere (la Uss Mason e la Uss Truxtun) hanno schivato attacchi con missili, droni e barchini. Ma questo conferma che Teheran non ha abdicato al ruolo di controllore dello stretto. E certifica anche il rischio concreto di uno scontro tra le forze Usa e quelle iraniane. Secondo il sito Axios, la Casa Bianca domenica ha informato i funzionari del regime sull’avvio dell’operazione, quasi a dimostrare una sorta di tentativo di distensione per mitigare il pericolo di un’escalation. Il timore però è che anche questo timido coordinamento non sia sufficiente.
L’Iran non può rinunciare al controllo di Hormuz, fondamentale leva negoziale con Washington ma anche con tutti i Paesi del Golfo.
Ieri, gli Emirati Arabi Uniti sono stati di nuovo costretti a respingere un attacco missilistico dall’Iran dopo quello di lunedì. Un raid, quello di inizio settimana, che sembra abbia anche innescato una dura reazione interna a Teheran. A detta di Iran International, principale media dell’opposizione, il presidente Masoud Pezeshkian avrebbe accusato i Pasdaran di avere compiuto una “follia” senza alcun coordinamento con il governo. E questa spaccatura tra ala pragmatica e frange intransigenti del regime si ripercuote su un negoziato che appare estremamente fragile e su una situazione sul campo di battaglia che rischia di deflagrare in ogni momento. Secondo il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, sono gli Usa ad avere “compromesso” la sicurezza di Hormuz e a detta del potente speaker, “si sta consolidando un nuovo assetto”. “Sappiamo benissimo che il mantenimento dello status quo è intollerabile per l’America, e non abbiamo ancora nemmeno iniziato” ha avvertito Ghalibaf. Ma intanto, anche in Israele continuano a prepararsi in vista di una possibile ripresa del conflitto. Secondo la Cnn, Idf e forze Usa si stanno coordinando predisponendo piani per attacchi a siti energetici, infrastrutture e alti esponenti del regime iraniano. Per Axios, funzionari di entrambi i Paesi ritengono che Trump, in caso di perdurante stallo nei negoziati, possa ordinare di riprendere la guerra già questa settimana. La portaerei George H. W. Bush è ancora in navigazione nel Mar Arabico. E il premier Benjamin Netanyahu ha tenuto colloqui con i suoi consiglieri chiedendo ai ministri di evitare qualsiasi tipo di dichiarazione pubblica.
© Riproduzione riservata







