Le acque di Hormuz sono sempre più bollenti. Osservatori e funzionari temono che la situazione si stia avvicinando a un punto di non ritorno mentre Donald Trump ha dichiarato che l’ultima offerta iraniana è ritenuta “inaccettabile”. Ieri si è assistito a una vera e propria escalation. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che l’Iran ha lanciato due droni contro una petroliera della Adnoc, la Abu Dhabi National Oil Company. La stessa monarchia araba ha diramato un’allerta per minaccia missilistica a tutta la popolazione: primo provvedimento di questo tipo dall’inizio del cessate il fuoco. E ieri sera, un impianto petrolifero a Fujairah, sempre negli Emirati, è stato colpito da droni mentre altri missili provenienti dall’Iran sono stati intercettati.

Teheran, nelle stesse ore, ha invece affermato di avere colpito con due missili una nave militare statunitense che aveva tentato di attraversare Hormuz. Notizia smentita da Washington, che invece ha confermato di proseguire nel suo blocco e nella sua operazione “Project Freedom”. I Pasdaran, dal canto loro, hanno detto che si è trattato di colpi di avvertimento e hanno ribadito che nessuna imbarcazione è entrata o uscita dal Golfo Persico senza la loro autorizzazione. E hanno pubblicato una mappa che aggiorna l’area sotto il loro controllo e delle forze armate di Teheran. Secondo le immagini pubblicate dai media iraniani, la Repubblica islamica ora rivendica una zona che a sud è delimitata da una linea immaginaria che unisce il monte iraniano di Kuh-e Mobarak e il porto di Fujairah, mentre un’altra linea collega l’isola di Qeshm con Am al Quwain, sempre negli Emirati. Questa mossa dei Guardiani della Rivoluzione certifica la volontà di Teheran di porre sotto il proprio controllo tutta l’area dello stretto, eliminando così ogni possibilità dei Paesi rivieraschi di aggirare il blocco imposto dagli iraniani. Ma nelle stesse ore, è giunta anche un’altra notizia, questa volta dalla Corea del Sud. Secondo Seul, una portacontainer sudcoreana che navigava nelle acque di Hormuz ha subito un incendio dopo che si è verificata un’esplosione a bordo. Le autorità del Paese asiatico hanno subito avviato le indagini per capire se sia trattato di un attacco o di un incidente. Ma quello che appare chiaro è che la tensione sia sempre più alta.

Trump ha annunciato l’inizio dell’Operazione “Project Freedom”, che dovrà avere come obiettivo quello di sbloccare definitivamente il traffico navale nello stretto. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (noto con l’acronimo di Centcom) ha dichiarato attraverso il social X che per questa missione sono impiegate “cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli, piattaforme multidominio” e “15mila militari”. Per i funzionari Usa, è probabile che un ruolo centrale lo avranno soprattutto elicotteri e aerei, mentre le unità navali avranno più che altro un compito di difesa aerea e di scorta. Il sito Axios ha anche rivelato che l’amministrazione americana ha modificato le regole di ingaggio, autorizzando le forze a sparare a motoscafi e postazioni lanciamissili dei Pasdaran. E l’impressione, in seno alla Casa Bianca, è che Trump si stia sempre più convincendo della necessità di un cambio di passo. Questa fase di stallo, con i negoziati che non arrivano a una svolta e una guerra di logoramento potenzialmente senza fine, stanno aumentando la frustrazione del presidente Usa.

La scelta “prudente” del tycoon, con una scorta a distanza e corridoi sicuri per le navi commerciali a Hormuz, potrebbe comunque portare a uno scontro con le forze iraniane. Gli inviati di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, continuano ad avere contatti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che, secondo i funzionari di Teheran, avrebbe escluso un dialogo sul programma nucleare. Ieri, il capo della diplomazia iraniana ha sentito il suo omologo pakistano Mohammad Ishaq Dar per cercare di sbloccare le trattative. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha inviato Washington ad “abbandonare le sue richieste eccessive”. Ma l’escalation ora è di nuovo dietro l’angolo.