Ridiamo per non piangere
Valditara, il ministro della provvidenza affronti quei pedagogisti che hanno bocciato Manzoni e “I promessi sposi”
Non esiste base più solida di una robusta formazione classica per allenare il giudizio critico, fondamentale per ogni società che voglia mantenersi libera e cruciale per quei giovani che in futuro affronteranno un mondo in cui l’AI sarà sempre più potenziata. E come si allena questo giudizio critico, come lo si forma? Leggendo, studiando, immergendosi in quei capolavori che spesso la scuola non ha fatto amare, ma che poi ritornano come punti fermi nella vita.
Per questo la notizia che al biennio dei Licei secondo la commissione ministeriale con l’incarico di stilare le nuove indicazioni nazionali non si dovranno più studiare “I Promessi Sposi” ci lascia perplessi. Perché secondo i pedagogisti non è più “un classico contemporaneo” ed è “troppo difficile” da leggere. Pensate ad un Benedetto Croce o a un Luigi Russo se avessero letto come noi la notizia che qualche “pedagogista” ritiene il Manzoni non contemporaneo.
Ridiamo per non piangere. Del resto la scure dei sedicenti esperti si dovrebbe abbattere anche su Dante, in quanto essi non ritengono più idoneo lo studio della Divina Commedia spalmata come oggi nel triennio, in quello che per generazioni è stato l’epilogo di quel cammino ideale che inizia al primo anno con Omero.
Queste opere non hanno tempo, e non possono essere rimpiazzate da autori contemporanei o ritenuti tali e che sul piano cronologico oggi non lo sono più “contemporanei” (Morante, Moravia etc.), ma hanno uno scopo centrale nella formazione delle coscienze e nello sviluppo appunto di quello spirito critico di cui sentiamo tanto bisogno. Per questo accogliamo con favore le parole del Ministro Valditara che si è detto “perplesso” sulle valutazioni della Commissione, proprio perché li ritiene “formativi” i “Promessi Sposi”. Per questo fidiamo in lui affinché sappia consegnare le riflessioni dei pedagogisti al luogo più idoneo, il tritacarte.
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