Le sanzioni premiano chi rifiuta la pace e puniscono chi prova a vivere sulla propria terra storica
L’ignoranza storica dell’Unione Europea sulla Cisgiordania: i crimini dei coloni sono di gran lunga inferiori a quelli dei palestinesi
L’Unione europea ha annunciato nuove sanzioni mirate contro alcuni “coloni” israeliani in Cisgiordania. Un provvedimento che, come spesso accade, ignora la storia, il diritto e il contesto di sicurezza reale. È ora di rimettere i fatti e la storia al centro del discorso. La Cisgiordania è una terra ebraica: si chiama Giudea e Samaria. È il cuore storico del popolo ebraico, citato nella Bibbia, nei libri dei Re e dei Profeti. Qui sono nate le radici di Israele, secoli prima che esistesse qualsiasi “Palestina” come entità politica moderna. Chiamarla “West Bank” è già un tentativo di cancellazione storica.
Il Piano di partizione ONU del 1947 (Risoluzione 181) prevedeva una divisione tra arabi ed ebrei. La comunità internazionale stessa riconobbe che quella terra andava condivisa. Gli ebrei accettarono il piano. Gli arabi lo respinsero e scatenarono la guerra. Fu annessa illegalmente dalla Giordania nel 1948-1950, che occupò militarmente la zona e la annetté con la forza. Solo Regno Unito e Pakistan riconobbero quell’annessione. Per il resto del mondo era un’occupazione illegittima. La Giordania la perse perché attaccò Israele e perse la guerra. Nel 1967 fu la Giordania ad aprire il fuoco su Gerusalemme Ovest. Israele rispose in una guerra difensiva e riconquistò ciò che le era stato tolto con la forza. Non fu un’espansione imperialista: fu autodifesa, come tutte le guerre di Israele.
Non si dovrebbero chiamare “coloni” i civili israeliani insediati in Area C. Gli Accordi di Oslo II del 1995, firmati dagli stessi palestinesi, hanno diviso temporaneamente la Cisgiordania in tre aree: l’Area A (18% del territorio, pieno controllo civile e di sicurezza dell’Autorità Palestinese), l’Area B (22%, controllo civile palestinese e sicurezza condivisa) e l’Area C (60% del territorio, pieno controllo civile e di sicurezza israeliano, dove si trovano tutti gli insediamenti). Questa divisione doveva essere provvisoria, in attesa di un accordo finale sullo status. L’Area C è quindi rimasta sotto giurisdizione israeliana proprio per i negoziati. Sono civili che vivono su terra contesa, non “invasori” su suolo altrui. L’Area C non è mai stata “assegnata” a uno Stato palestinese inesistente. Gli arabi hanno piena sovranità sull’Area A, dove nessun ebreo può entrare altrimenti rischia la vita.
I crimini dei coloni sono di gran lunga inferiori a quelli degli arabi della Cisgiordania, e sono condannati da Israele. Solo in Giudea e Samaria, dal 7 ottobre 2023 i terroristi palestinesi hanno compiuto migliaia di attacchi contro ebrei: oltre 6.300 atti terroristici nel solo 2024, con 27 israeliani uccisi. Il Shin Bet ha sventato oltre 2.000 attacchi significativi in “West Bank” e Gerusalemme dal 7 ottobre (1.032 nel 2023 e 1.040 nel 2024), molti dei quali avrebbero potuto causare centinaia o migliaia di morti in più. Nel frattempo, la violenza dei coloni in Cisgiordania ha causato la morte di poche decine di palestinesi, episodi gravi ma infinitamente meno letali. Israele indaga, processa e condanna i propri estremisti. L’Autorità Palestinese, invece, paga stipendi ai familiari dei terroristi e glorifica gli attentatori come “martiri” (pay for slay).
L’ONU (e l’Ue che la segue) si ripropone come sbilanciata, se non antisemita. Oggi l’Ue sanziona solo i coloni israeliani, ignorando il terrorismo palestinese (anche se ha aggiunto qualche misura su Hamas per salvare la faccia). È il solito due pesi e due misure: Israele viene processato per ogni azione, mentre regimi che finanziano il terrorismo o massacrano civili vengono trattati con i guanti. Ormai ci siamo abituati. Ma questo non è diritto internazionale: è ideologia anti-israeliana, per non dire peggio. La Cisgiordania non è una “colonia di apartheid”. È una terra contesa, con diritti storici ebraici fortissimi, conquistata in guerra difensiva e mai annessa formalmente da Israele proprio per lasciare spazio ai negoziati (terra in cambio di pace, sempre rifiutato dalla parte palestinese). Le sanzioni Ue di oggi sono inutili, discriminatorie e non fermano la violenza: la alimentano, perché premiano chi rifiuta la pace e puniscono chi prova a vivere sulla propria terra storica.
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