Politica
Nuova legge elettorale, asse Meloni-Schlein: ma Lega e Forza Italia frenano
Come la pallina che danza sulla rete, oscillando per un istante interminabile, mentre il respiro degli addetti ai lavori resta sospeso. In quell’equilibrio fragile si gioca tutto: basta un soffio perché cada da una parte o dall’altra, determinando lo scontro. Game, set, match. È la stessa incertezza che attraversa l’emiciclo, lo stesso brivido che percorre i quartieri generali della politica: la legge elettorale.
Tra Melonellum e voglia di pareggio, la legislatura si avvia al suo ultimo sprint, in bilico fino all’ultimo rimbalzo: la facciamo o non la facciamo? Sul testo presentato dalla maggioranza alla vigilia del referendum sono al lavoro gli sherpa di entrambe le coalizioni per tentare di trovare una soluzione che possa portare a un provvedimento il più possibile condiviso. O almeno è quello che si propone di fare Fratelli d’Italia. Lo ripete la responsabile della segreteria politica, Arianna Meloni: “La sinistra ha l’interesse a lavorare con noi”. Due i punti cardine da rivedere: i ballottaggi e il premio da assegnare alla maggioranza che possa garantire stabilità sul modello di Comuni e Regioni. Poi il nodo: liste bloccate o preferenze? Stabiliti i tempi: il primo sì alla Camera atteso entro luglio. Con questa tempistica: la Commissione Affari costituzionali dovrebbe esaurire le audizioni degli esperti (una sessantina) entro maggio, per poi passare alla fase emendativa. Poi il volo a Palazzo Madama per l’approvazione finale.
Le squadre in campo si annusano con una certa diffidenza. Il Nazareno in linea di massima sarebbe d’accordo (il probabile pareggio provocato dall’attuale sistema è una sconfitta per Elly Schlein) ma non lo può sbandierare. Lega e Forza Italia storcono la bocca, temendo l’assalto di Giorgia Meloni ai loro forzieri. Così si procede a fari spenti, si parla ma non si dice: guai a farsi trovare con le mani nel sacco. Il cantiere è a Montecitorio nella Commissione presieduta dal forzista Nazario Pagano, dove ieri sono stati ascoltati, tra gli altri, i professori Tommaso Edoardo Frosini, Giovanni Guzzetta, Gianfranco Pasquino e Cesare Pinelli. Il partito della premier tiene il punto con il deputato relatore della proposta, Angelo Rossi: “Il premio non è né irragionevole né non proporzionato e non è di 70, ma molto meno”. Più scettica la dem Simona Bonafè: “Il premio può diventare fuori controllo o essere insufficiente”. Tra i guardinghi anche il deputato di Azione, Ettore Rosato, che fu il padre del Rosatellum, nel lontano 2017: “Abbiamo già una legge elettorale, le energie vadano impiegate meglio facendo altre cose più utili e urgenti”. Poi più possibilista: “Se proprio si deve cambiare, non si faccia l’errore di approvarla solo con la maggioranza, sarebbe un boomerang per chi forza la mano”. Un ammonimento che viene un po’ da tutte le parti, e che la presidente del Consiglio non trascura. Lo dice un “marinaio” esperto di questi mari, presidente della Dc e deputato di FdI, Gianfranco Rotondi: “Serve un patto Meloni-Schlein”.
Il tie-break è sulle spalle della segretaria dem, lavorata ai fianchi da chi nei corridoi scommette sull’instabilità, per cucinarla a dovere dopo il voto. Insomma, altro che Palazzo Chigi. Nei “si dice” mormorati in Transatlantico c’è l’area dei padri nobili in pressing, ansiosa di poter tornare allo scoperto. E di sfoderare la schiacciata sotto rete: Paolo Gentiloni. Lei risoluta chiude la porta: “La proposta presentata dal centrodestra è irricevibile per noi”. Sarà un fumogeno per distrarre l’attenzione? Intanto, tra i tecnici ascoltati in Commissione, approva il percorso Felice Giuffrè, professore di Diritto costituzionale e pubblico presso l’Università di Catania: “Questa riforma trova la sua ratio nell’esigenza di bilanciamento tra i princìpi di rappresentanza e di governabilità”.
Le minoranze agitano uno spauracchio: con il premio, la maggioranza potrebbe tentare di eleggere il Capo dello Stato da sola. Antipasto di premierato. Insomma, la pallina è sul filo: quanta paura del match point. A chi conviene la palude?
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