Una giornata in Parlamento, quella di ieri del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha visto un dibattito politico a 360 gradi, dalla vittoria del “no” alla Riforma della giustizia, passando per le ultime missioni in Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti, sino ai temi economici – lavoro, produttività e competitività. Meloni riparte dalla sconfitta referendaria, se è vero che “il rifiuto non è la fine di un percorso, ma è l’inizio di una nuova spinta”, rivendica la coscienza pulita di una maggioranza che aveva preso un impegno con gli elettori e che quell’impegno l’ha mantenuto.

Del resto, si governa per incidere, e Meloni si dice fiera di rappresentare “un’anomalia” in mondo politico che spesso guarda solo a ciò che conviene. Per questo, si andrà avanti fino all’ultimo giorno, nel solco della responsabilità, “alle urne e non nel Palazzo si farà un altro Governo” dice Meloni, per poi sfidare nel merito l’opposizione. “Alla Camera ho ascoltato molti improperi, accuse, insulti tanta demagogia, quasi nessuna proposta reale”, afferma durante l’informativa pomeridiana in Senato. La mattina, infatti, alla Camera si è tenuta l’arringa del Presidente del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte, “la sveglia referendaria non ha suonato a palazzo Chigi?”, per passare poi alla filippica della Segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che ha citato gli articoli della Costituzione, di quella carta “che la destra ha tentato di stravolgere”. Nel merito, l’opposizione ripropone sempre il classico minestrone. Conte rispolvera la tesi che Meloni incoraggia Trump e il genocidio a Gaza, addirittura sostiene si sia macchiata di un “delitto morale” perché il Vicepresidente USA JD Vance gli ha fatto la prefazione del libro. Schlein invece attacca l’esecutivo, “se non è troppo impegnata con gli scandali ogni giorno dei suoi ministri, vorrei mandarle una cartolina dal Paese reale” – dice, cimentandosi poi sulle tematiche economiche.

Parte dall’Articolo 1, “l’Italia è fondata sul lavoro” ricorda Schlein, ma quella di questo Governo “sul lavoro precario”. Meloni non perde occasione per la stoccata, “da quando si è insediato questo Governo è aumentato il lavoro stabile ed è diminuito il precariato”. In Istat veritas: 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550 mila precari in meno. In Senato, quando Meloni affronta il tema della criminalità, in particolare la proposta di legge, a prima firma della presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo, per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi, iniziano i commenti tra le fila del Partito democratico. Vivi e prolungati applausi della maggioranza si alzano quando Meloni risponde direttamente “all’ultima palata di fango” di un’opposizione “disperata”, per usare le sue parole, che “costruisce surreali teoremi” e tira in ballo il padre “morto peraltro, che non vedo da quando avevo 11 anni”. Ci pensa dopo il Presidente dei Senatori di Fratelli d’Italia Lucio Malan a gettare il carico, “se il modello dell’antimafia è il senatore – con precedente nella magistratura – Scarpinato, che è il protagonista dell’archiviazione dell’inchiesta mafia-appalti condotta da Paolo Borsellino” – in Aula i pentastellati saltano sulle sedie – “andiamo davvero male”.

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi invece sceglie l’ironia, “Presidente, io non l’attaccherò mai per un selfie con uno sconosciuto” dice, “io l’attacco per i selfie con quelli che invece conosce” e si scaglia contro il Ministro dello sviluppo economico Adolfo Urso, perché “sono 37 mesi che c’è la produzione industriale negativa”. “Abbiamo di fronte l’ora più buia” sostiene il leader di Azione Carlo Calenda, che preme sul tema dell’industria, “la nostra disponibilità a dialogare è totale ma da parte vostra ci deve essere un cambio di marcia”. Dai banchi della Lega, poi, un attacco duro all’opposizione. Alla crisi energetica la risposta qual è – chiede il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo – “razionamenti, smart working, lockdown a colpi di DPCM?”, per poi rilanciare la questione settentrionale “più attuale che mai”, e rimarcare l’importanza dell’autonomia come motore per la competitività delle imprese del Nord. Insomma, il bilancio della giornata: manca un anno e mezzo ma siamo già in campagna elettorale.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.