In principio, per storia di corna, ci fu Sangiuliano. Ma quello fu solo la caduta di un masso, nemmeno tanto grande, e nonostante un pianto al Tg1 in diretta, ebbe delle vene tenere e matriarcali, con tanto di punizione della severa ma autorevole madre della patria ed il perdono della moglie. Anzi poi ci fu il lavacro del voto campano, e ben 9.900 preferenze che testimoniavano l’affetto popolare per il reprobo. Poi la scossa del referendum ha cominciato a far precipitare una slavina. Gli amanti della montagna lo sanno, prima si sente un rombo, come di tuono, e poi si staccano pezzi di ghiaccio e rotolano giù insieme alla neve dei pettegolezzi, commenti e retroscena.

È stato cosi per Delmastro, Bartolozzi e Santanchè. Ma a quanto pare la scossa è più forte del previsto. C’è un pezzo di montagna più grossa in grado di venire giù, è il Ministero degli interni, che sembrava nelle solide mani di un uomo grigio, come da abito prefettizio, con moglie prefetta e sembra perfetta, e suocero altissimo funzionario d’ordinanza. Eppur il grigio era invece quello delle sfumature erotiche del famoso romanzo. Senza contare che si stanno muovendo dei retroscena giornalistici pure sull’ormai famoso viaggio a Dubai del Defenser Crosetto. Ma che sta succedendo, si chiedono le amazzoni del potere, le sorelle Meloni, che in nome dell’impero romano hanno sacrificato gli affetti, Giambruno e Lollobrigida, per non rischiare il cancro di un eventuale scandalo.

La Meloni sta ruminando pensieri foschi da giorni, essere o non essere premier, votare o non votare, questo è il dilemma. Se sia meglio dimettersi, per tornare alle urne, dopo queste pessime idi di marzo, o farsi logorare dalle inopinate mutande non chiuse adeguatamente dei compagnetti di governo. Se si votasse oggi con un consenso non ancora in caduta libera si potrebbe puntare almeno al pareggio, e domani sarebbe un altro giorno, come diceva Rossella nella sua Tara. Se invece si continua con chissà quale generale arrestato, quale presidente di partecipata indagato, qualche consigliere regionale in disgrazia, ci si logorerebbe anche molto presto. La saggezza vorrebbe correre ai ripari prima che accada un Vajont, come quello che ebbero tanti prima di lei. Eppure altri “consigliori” intorno a lei, seduti in comode ed equipaggiate poltrone, gli dicono di soprassedere, di non essere impulsiva come Renzi, di tirare a campare, perché magari gli italiani se lo scordano.

Un leader di partito è sostanzialmente solo, i consigli che ti danno sono gratuiti alcuni, e col senno del poi altri. La verità è che i leader hanno il cerino in mano del potere e la spada di Damocle della responsabilità, perché se sbagliano la colpa sarà, qualunque cosa decidano, esclusivamente loro. Il potere purtroppo va condiviso con una pletora, la sconfitta ha una sola madre. Quello che, dal vantaggio che aveva due mesi fa, sembrava un innocuo referendum sta facendo cadere un birillo dopo l’altro. Se la Meloni cade sarà per dinamiche internazionali, dicevano i sapienti, perché a casa è tutto a posto. All’estero va di male in peggio, ed a casa è un casino. Nel vero senso della parola.