Il delirio di un singolo
Chi spara non difende Israele, la follia di uno squilibrato non deve sporcare una battaglia di libertà
Non ci sono zone grigie, non ci sono “ma”, non ci sono giustificazioni. Il ventunenne che a Roma ha puntato una pistola ad aria compressa contro due militanti dell’Anpi, ferendoli, ha compiuto un atto criminale da condannare senza riserve. Quando la politica cede il passo alle armi – fossero anche repliche softair caricate a piombini – e quando la violenza individuale pretende di farsi giustizia, la democrazia ha già perso.
Noi siamo e resteremo dalla parte di Israele. Siamo e resteremo un presidio contro l’antisemitismo dilagante che sta avvelenando le piazze, le università e il discorso pubblico.
Vediamo con estrema preoccupazione un clima d’odio che troppo spesso viene tollerato o, peggio, alimentato da un antisionismo che è solo la maschera moderna del pregiudizio antiebraico. È un clima pazzesco che va denunciato ogni giorno.
Ma proprio perché difendiamo i valori delle democrazie liberali e dello Stato di diritto, non possiamo accettare che la risposta sia il delirio di un singolo che gioca a fare il giustiziere in scooter. Chi spara non difende Israele; chi spara tradisce la causa della civiltà e regala argomenti d’oro a chi vuole dipingerci come aggressori.
La nostra battaglia contro l’antisemitismo è culturale, politica e morale. Si combatte con le idee e con la forza del diritto. Mai con il piombo, vero o finto che sia. La follia di uno squilibrato non può e non deve sporcare una battaglia di libertà, ma deve spingerci a chiedere che si abbassi il tono dello scontro prima che il veleno diventi incurabile.
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