Dover ricucire
Trump contro Papa Leone, Marco Rubio chiamato a fare il paciere. Oggi il confronto con Meloni
Negli Stati Uniti, Marco Rubio è considerato un “falco”, e noi lo abbiamo sempre raccontato come il grande regista della nuova politica estera americana, l’uomo che ha rispolverato il “grosso bastone” del presidente Roosevelt e ha iniziato a randellare i nemici degli Usa nelle Americhe. L’uomo che ha schiacciato il governo di Maduro e che ora ha puntato il suo cannocchiale su Cuba, sua patria d’origine, ora è chiamato al ruolo più insolito e complesso: quello del mediatore, del paciere, del sarto diplomatico. Un lavoro inedito, ma necessario, anche perché di solito l’uomo della “pax” è J.D. Vance, ma questa volta le sue polemiche teologiche lo hanno reso poco idoneo per cercare di ritrovare un canale costruttivo con la Santa Sede e con un Papa – il primo statunitense e pure elettore repubblicano – che sembra non percepire affatto la pressione americana e le punzecchiature del presidente.
La missione complessa di Rubio in Vaticano ha avuto due obiettivi: il primo è quello di rasserenare i rapporti con la Santa Sede e riassorbire la crisi diplomatica. Il secondo è quello di fermare l’emorragia di elettori cattolici in vista delle prossime elezioni di midterm e non solo. Rubio sa bene che, senza il voto cattolico, difficilmente i repubblicani potranno resistere a una sconfitta storica e che potrebbe non limitarsi alla Camera ma coinvolgere anche il Senato, azzoppando drasticamente l’Amministrazione. Ma il soccorso del Vaticano potrebbe essere necessario anche sull’Iran. Rompere con la Santa Sede significa chiudere un canale diplomatico cruciale e talvolta risolutivo. Nell’incontro il tema è stato centrale: nella nota della sala stampa vaticana si parla di “impegno comune per la pace” e di un confronto sulle complesse “situazioni umanitarie”. Il bollettino manifesta nella sua semplicità le cautele evidenti della Santa Sede, al netto di quelli che potrebbero essere i commenti di The Donald.
Quello di oggi invece è il giorno del confronto serrato con l’Italia e con Giorgia Meloni, l’alleata di ferro degli Stati Uniti, che ora viene accusata di aver “deluso” le aspettative di Trump per il solo fatto di aver legittimamente rivendicato la sua non condivisione del metodo adottato sull’Iran, alla luce soprattutto delle conseguenze che stanno minando l’economia italiana e mondiale. Gli Stati Uniti sanno di dover ricucire con l’Italia, così come Meloni sa bene che le relazioni transatlantiche devono essere salvaguardate al netto di qualche frizione, ma nel rispetto che tra alleati deve essere reciproco. Gli Stati Uniti e Trump soprattutto devono tenere a mente che Meloni – così come Merz e Starmer – ha il dovere di assumere decisioni che per prima cosa privilegino l’interesse nazionale. Ma, a quanto pare, il nazionalismo di Trump ultimamente è a senso unico.
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