Difendere gli equilibri o salvare il futuro
Forza Italia, così non si vince. E’ il momento di decidere il futuro, la strada indicata è quella di Marina Berlusconi
Serve restituire centralità ai territori veri, agli amministratori locali a quel mondo civico che durante la campagna referendaria ha dimostrato presenza, coraggio e credibilità, spesso più della classe dirigente ufficiale
C’è un momento in cui la politica deve smettere di raccontarsi e iniziare a decidere. Per Forza Italia quel momento è adesso. Da Nord a Sud il partito appare attraversato da tensioni, divisioni e risultati deludenti che non possono più essere liquidati come fisiologici. Sicilia, Puglia, Lombardia, Campania, Sardegna: non sono casi isolati, ma il segnale evidente di una crisi strutturale dei coordinamenti regionali, diventati troppo spesso luoghi di scontro interno invece che motori di consenso e radicamento.
In Sicilia il confronto tra le diverse anime del partito ha richiesto interventi autorevoli per evitare fratture irreparabili. In Puglia le parole di Luigi Vitali fotografano una realtà allarmante: consenso disperso, territori non valorizzati, amministratori lasciati soli. In Lombardia si registra una tensione permanente, con un partito dilaniato da correnti e leadership in conflitto. In Sardegna, attorno ai congressi, si consuma uno scontro che rischia di trasformare un momento di crescita in un regolamento di conti. In Campania, infine, tra crepe politiche e scivoloni comunicativi, emerge una difficoltà evidente nel tenere insieme visione e classe dirigente.
Il punto è semplice: così non si vince. Così si arretra. E allora la domanda è inevitabile: perché si continua su questa strada? Perché si insiste con congressi e assetti territoriali che stanno producendo più divisioni che consenso reale? La risposta sta in una gestione sempre più autoreferenziale. La linea nazionale guidata da Antonio Tajani non può limitarsi a tenere insieme gli equilibri interni: deve avere il coraggio di romperli quando non funzionano. Perché oggi il rischio non è la divisione, ma l’irrilevanza politica. Eppure una direzione esiste.
È quella indicata con crescente chiarezza dalla famiglia Berlusconi, a partire da Marina Berlusconi: rinnovamento vero, apertura alla società civile, superamento delle logiche correntizie. Una linea che guarda al futuro del partito, non alla conservazione dell’esistente. Tradurre questa visione in azione significa fare una scelta netta: fermarsi. Fermare i congressi dove stanno generando conflitto. Congelare i coordinamenti che non producono risultati. Azzerare ciò che non funziona per ricostruire su basi solide. In una parola: commissariare dove necessario. Non è una resa. È un atto di responsabilità. Ed è qui che si misura la credibilità della classe dirigente nazionale.
Figure come Giorgio Mulè, Roberto Occhiuto, Deborah Bergamini e Alessandro Cattaneo hanno oggi il dovere politico di fare fino in fondo la loro parte per rilanciare Forza Italia. Senza ambiguità. Senza calcoli difensivi. Perché il rischio è concreto. Con Fratelli d’Italia destinata a restare forte, una Lega pronta a rilanciarsi anche attraverso figure come Zaia, nuovi soggetti capaci di intercettare consenso come Vannacci e un centro ormai occupato mediaticamente e pragmaticamente da Renzi, Calenda e Marattin, lo spazio politico si restringe ogni giorno di più.
E in questo scenario Forza Italia rischia di restare ferma. Ferma su sé stessa. Ferma su coordinamenti spesso occupati da uomini che più che allargare consenso finiscono per moltiplicare incarichi, divisioni e dinamiche autoreferenziali. Serve invece restituire centralità ai territori veri, agli amministratori locali, a quel mondo civico che durante la campagna referendaria ha dimostrato presenza, coraggio e credibilità, spesso più della classe dirigente ufficiale. Continuare a rinviare questa scelta significa accompagnare Forza Italia verso un declino lento ma inevitabile. Intervenire ora, invece, significa salvarla e rilanciarla davvero. Il tempo delle analisi è finito. Ora servono decisioni. E chi oggi guida Forza Italia deve scegliere: difendere gli equilibri o salvare il futuro.
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