Gli spagnoli da anni provano a sfrattarlo, ma lui resiste
Pedro Sánchez, mito della sinistra al tramonto: “El Guapo” va in Vaticano per chiedere il miracolo (dopo aver giurato senza la Bibbia)
Pedro Sánchez è noto per il suo ateismo conclamato e per essere stato il primo presidente del governo spagnolo a giurare senza la Bibbia e, come si fece notare allora, senza nessun simbolo religioso nella sala, neppure un crocifisso. Era il 7 giugno del 2018, e la stampa progressista si esaltò dinanzi a una così palese sfida alla tradizione della cattolicissima Spagna.
Nacque così il mito di Sánchez, il socialista machiavellico, materialista non tanto nel senso marxiano quanto in un’applicazione cinica di ogni strumento necessario al mantenimento del potere. Protetto dalla sua aura e giovandosi per alcuni anni delle difficoltà del centrodestra spagnolo, si è tenuto da allora saldamente al potere, senza alcuno scrupolo, neppure quello morale di allearsi con indipendentisti catalani e baschi (vicini all’Eta) che puntano a disgregare l’unità del Regno. Gli spagnoli da anni provano a sfrattarlo, ma lui resiste e, per farlo, appunto non si pone limiti; poco importa se lo stallo in cui ha ridotto la Spagna è tale da non riuscire ad approvare una Legge di Bilancio dal 2022.
A fare di un siffatto personaggio un mito è stata la sinistra europea e soprattutto quella italiana, che generalmente si esalta per una figura simbolo della sinistra estera, salvo – una volta avvenuta questa incoronazione a mito – scoprire che quello stesso “mito” si è avviato sul viale del tramonto. Chissà se entrando in Vaticano per incontrare Papa Leone XIV, tormentato dalla tenaglia giudiziaria che gli si stringe attorno come quei cappi di cui era indiscusso artigiano a Roma Mastro Titta, avrà pensato che forse una piccola benedizione, giunti a questo punto, gli gioverebbe. Lui – che non ha neppure esitato a seguitare nella distruzione della memoria storica spagnola iniziata dal suo maestro Zapatero e che ha persino dato seguito alla nefasta volontà di profanare la Valle de los Caídos – guardando la maestosità di Roma, del Vaticano e della cristianità, chissà cosa avrà pensato. Lui, ateo impenitente, che nel giorno più difficile della sua vita politica si trova dinanzi al Vicario di Cristo.
Probabilmente non lo sapremo mai, e forse quando il Papa andrà in Spagna a giugno non ci sarà più neppure lui a guidare l’esecutivo (almeno così sperano le migliaia di spagnoli che stanno scendendo in piazza per chiederne le dimissioni). L’incontro con Leone XIV, all’indomani della presentazione ufficiale dell’enciclica Magnifica Humanitas, segna un passaggio simbolico di non poca rilevanza. Da una parte Sánchez, il mito della sinistra socialista, il simbolo della laicità estrema ormai giunto all’epilogo della sua stagione; dall’altra Leone XIV, il Papa che sfida la modernità restituendo all’essere umano il suo valore primario, la sua centralità rispetto a una sinistra che ormai ha sposato la liquidità dei tempi e il relativismo culturale e, a quanto pare, un certo materialismo nell’accumulo terreno di beni. Ma la Spagna ha pur sempre una fede e un Re a cui stringersi nel momento più buio e funesto della sua storia democratica. Si è parlato dei temi al centro dell’agenda internazionale, e qui si spera che il Papa abbia spiegato a “El Guapo” che il fondamentalismo islamico e la persecuzione dei cristiani sono una minaccia di oggi, come l’antisemitismo dilagante e propagandato dai suoi amici pro-Pal.
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