Le Ragioni di Israele
L’Idf intensifica le operazioni via terra in Libano: così Israele vuole dare il colpo di grazia a Hezbollah
TEL AVIV
In Libano la situazione sta degenerando. In Israele trapela che i droni che stanno mietendo troppe vittime tra i soldati israeliani potrebbero arrivare fino a Tel Aviv e Gerusalemme. Tutto questo è la risultante della situazione di stallo nelle trattative tra Stati Uniti e Iran, dove si alternano notizie contrastanti ora dopo ora. Il regime degli ayatollah ha collegato l’ipotetico accordo con l’Amministrazione americana alla situazione in Libano, sostenendo che se Israele dovesse colpire Beirut le trattative salterebbero. Israele è pressata tra Trump, che esige attualmente un’attività di puro contenimento nei confronti di Hezbollah, e la popolazione israeliana, che vede in tutto ciò una sconfitta e vorrebbe invece un’offensiva militare per cercare di sconfiggere (o almeno silenziare) la milizia terrorista sciita, diretta emanazione iraniana.
L’altro ieri sera Netanyahu ha dichiarato che l’approccio nei confronti di Hezbollah è cambiato e che anche Trump concorda sulla necessità di cancellare le velleità di potere delle milizie sciite in Libano, perché rappresentano chiaramente un ostacolo alle prospettive di pace tra Israele e Libano, mai vicine come adesso. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha addirittura chiamato la popolazione libanese a rivoltarsi contro un eventuale accordo con lo Stato di Israele, definendolo perfino un pericolo esistenziale.
«L’Idf ha le mani legate», ha dichiarato un funzionario dell’esercito israeliano rimasto anonimo alla televisione israeliana, appoggiato dal generale Rafi Milo, comandante del Comando Nord dell’Idf, secondo cui la pazienza nei confronti di Hezbollah è giunta al termine. È evidente la volontà di colpire il quartiere sciita di Dahieh, a Beirut, cosa che però ancora non è avvenuta. Traspare insoddisfazione da parte dei vertici militari israeliani, perché la situazione viene considerata ormai insostenibile e ritengono necessario riprendere l’iniziativa militare. I raid di due notti fa hanno sicuramente rappresentato un salto di qualità dell’esercito israeliano, colpendo duramente molti obiettivi infrastrutturali di Hezbollah in Libano, nella valle della Bekaa e a Tiro, neutralizzando anche centri di comando e depositi di armi. Ma manca ancora, almeno per ora, il colpo decisivo a Dahieh.
Trump, vista l’impossibilità di fermare gli attacchi di Hezbollah dal Libano e il rischio concreto che possano mandare in fumo sia i negoziati tra Iran e Stati Uniti sia quelli tra Israele e Libano, ha di fatto dato luce verde a questa nuova ondata di attacchi dell’Idf. La popolazione libanese ha cominciato a lasciare la roccaforte di Hezbollah a Beirut per timore di attacchi israeliani, mentre in Israele le comunità lungo il confine settentrionale hanno annunciato la chiusura delle scuole da martedì. Si aspetta soltanto che Washington dia il via libera a un’operazione israeliana in grande stile contro Hezbollah. Migliaia di soldati riservisti sono già stati mobilitati. «Chi è causa del suo mal pianga sé stesso», si potrebbe recitare a Hezbollah, che ha ignorato le ripetute richieste di cessate il fuoco contro Israele. L’ora X si avvicina inesorabilmente in Libano.
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