Coraggio! Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, aveva anticipato che questa parola avrebbe fatto da perno alla sua relazione dell’assemblea annuale dell’associazione ammiraglia degli imprenditori, che si è tenuta ieri a Roma. Il coraggio è stato evocato infatti 14 volte in quei tre quarti d’ora di discorso, che Orsini ha pronunciato di fronte al governo, con Giorgia Meloni in testa. «Siate coraggiosi e io farò lo stesso». Ha risposto poi la premier. Imprese ed esecutivo tornano a parlarsi ora che siamo in anticamera della campagna elettorale? Orsini stesso ha fatto capire che non è così. Del resto, la partecipazione del presidente Mattarella lascia intendere la volontà della politica di rimettere la testa sull’industria. Per la quarta volta da quando è al Quirinale, il Capo dello Stato assiste all’assemblea dell’“Aquilotto”. Come già fatto per il rapporto annuale dell’Istat la scorsa settimana, Mattarella continua ad avere il polso dell’economia nazionale.

È la consapevolezza che porta a scelte coraggiose. Nella sua diagnosi, Orsini punta il dito su guerre, incertezze finanziarie, la Cina che divora fette di mercato e la crisi energetica. Messa così, l’Europa rischia di perdere la sua base industriale. «Non accettiamo la deindustrializzazione come un destino già scritto», dice però Orsini. «Noi crediamo nell’Italia. Siamo imprenditori, ma prima di tutto siamo cittadini di questa grande comunità». Confindustria ha le idee chiare. «Sono cinque leve da muovere per rimettere le imprese al centro». Energia, crescita dimensionale delle Pmi, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni e riforma della legge 231 sulla responsabilità amministrativa, risorse adeguate agli obiettivi. Le imprese italiane pagano le bollette più care d’Europa. «Rinunciando al nucleare, l’Italia è fuori mercato».

La seconda leva da azionare «è una politica industriale orientata alla crescita dimensionale e tecnologica delle piccole e medie imprese». Il Fondo di Garanzia e la Nuova Sabatini sono modelli da far proseguire. Bisogna prendere poi in mano i contratti di sviluppo, «a sostegno dei grandi investimenti». Quarta leva, le semplificazioni e la riforma della 231. Per Orsini è «una questione centrale». Le regolamentazioni sono passate dall’essere un incentivo a «strumenti punitivi». Infine, bisogna riflettere sull’allocazione delle risorse. «Il fisco è una leva di competitività. Richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine». Su questo Confindustria si rivolge a Bruxelles. «L’Europa è necessaria ma deve cambiare». Tre le indicazioni: mercato unico dell’energia, mercato unico dei capitali e debito comune europeo per finanziare industria, Ai, reti, nucleare e difesa.

A Orsini fanno eco, alcuni ministri. «Faremo di tutto per aiutare l’industria, ma la guerra non dipende da noi», dice Tajani a margine dell’assemblea. «Se sono preoccupato dalla situazione economica nazionale? È una situazione economica mondiale, non del Paese», gli fa seguito Giorgetti. Infine, Urso fa il conto dei tavoli di crisi in corso: «40 oggi, con 30mila lavoratori coinvolti, contro i 50 e gli oltre 80mila lavoratori a rischio di inizio legislatura». È questo che si attendono le imprese? Calcoli e prese d’atto delle cose? Più di sostanza i 25 minuti di Giorgia Meloni. Per la premier, gli effetti della crisi in Iran sfuggono al controllo degli Stati membri Ue, ma «giustificano la flessibilità già concessa per le spese di sicurezza e difesa anche agli investimenti in energia».

Da qui la conferma di tornare al nucleare in Italia. «Entro l’estate sarà approvata la relativa legge delega». Meloni è a fianco delle imprese. Dalla battaglia sul sistema Ets al rilancio dell’export. Industria first, quindi. Ed era l’ora. Se il rischio è il deserto industriale, bisogna ricordarsi dell’immediato dopoguerra. Con il Paese in rovina, si diede priorità alla ricostruzione delle fabbriche e poi all’edilizia abitativa. A ottant’anni dalla proclamazione della Repubblica, l’iniziativa del Quirinale “I volti della Repubblica” suggerisce un messaggio: “La Repubblica è industria”.

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).