In attesa delle previsioni macroeconomiche della Commissione Europea, in arrivo oggi, i sovranisti e i patrioti europei possono dirsi «quasi» soddisfatti per aver strappato un assist al Governo italiano dal commissario all’economia, l’estone Valdis Dombrovskis, sul Patto di Stabilità, che nei giorni scorsi ha dichiarato: «Prendo in considerazione le richieste dell’Italia», in altre parole sarebbe pronto a valutarne una sospensione. D’aiuto sarebbe stata anche l’intercessione dell’eurodeputato FdI Nicola Procaccini, ma a gestire l’opera di moral suasion, erga omnes, sarebbe il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, presente al G7 di Parigi proprio per sondare la possibilità di portare a casa questo strumento, anche con il sostegno del Presidente della Banca Mondiale.

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il suo vicepremier Matteo Salvini hanno chiesto più volte di andare in deroga e sforare il Patto di Stabilità europeo che invita i Paesi Membri a chiudere il bilancio dello Stato in pareggio. È di ieri la notizia, inoltre, della lettera indirizzata alla Presidente della Commissione Europea, Von der Leyen, da parte della premier Meloni in cui il presidente del Consiglio si chiede perché «si possa andare in deroga per le spese legate alla difesa e non per il caro energia». Giorgetti, però, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, sostiene che non esista solo la deroga, ma che si possano prendere in considerazione anche altre opzioni delle quali, però, non fa menzione. Probabilmente il ministro starebbe gettando acqua sull’incendio scatenato dalle dichiarazioni del leader del Carroccio. Questa richiesta, però, pone l’attenzione su due fattori politici: il primo riguarda la cronaca politica interna e il secondo quella europea. Ribaltando la classifica: a livello europeo si discute della questione, ma la maggioranza policroma che sostiene Ursula è ancora in trattativa. Anche se nel Partito Popolare Europeo sono in corso discussioni, per ora solo i Patrioti e i Conservatori chiedono con forza la sospensione del patto. Il fattore domestico, invece, mette in risalto tutte le crepe del centrodestra. Si immagini una coppia di coniugi e una suocera onnipresente che tira per la giacchetta la figlia (FdI). In questa metafora Lega e Fratelli d’Italia recitano la parte della coppia, mentre la suocera è interpretata da Forza Italia. Se marito e moglie vanno d’amore d’accordo e chiedono all’Europa di sospendere il Patto di Stabilità, a causa del quale non sarebbero in grado di procacciarsi le risorse necessarie per affrontare le spese, Forza Italia è più cauta.

Concludendo la metafora: la suocera (Fi, ndr) è imparziale agli occhi di tutti, ma di nascosto induce la moglie a ripensare a questa decisione per non alterare gli equilibri europei. Sarebbe, infatti, la componente forzista a muoversi per far desistere Meloni dalla richiesta di sospendere il patto. Per riassumere: Salvini e Meloni sarebbero concordi nel chiedere la deroga mentre Tajani vorrebbe percorrere altre vie. Come se non bastasse, in questo scenario a mancare è il Consiglio d’Europa, il quale richiede l’unanimità per approvare una decisione. Una luce in fondo al tunnel, però, si intravede, ma come sentenzia Giorgetti, «la strada sarà lunga». In tutto ciò il centrosinistra a Strasburgo si astiene dalla votazione e sposa la linea del «no austerity» ma senza esagerare, sostenendo che lo scostamento porterebbe a un isolamento. Insomma, che si vinca o si perda, si tratta sempre della solita questione: cosa metterà sul tavolo l’Italia per ottenere lo scostamento?