Dura lex, sed lex. Il medico che si incarica di parlare con il “paziente” è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Prima l’ammonimento: “Un Paese indebitato, non è totalmente libero”. Poi la ramanzina. Sullo sforamento del deficit sopra le stime, il ministro ha ammesso l’amarezza ma ha difeso il lavoro dell’esecutivo, attribuendo il 3,07% a un “anomalo” volume di domande sui bonus edilizi arrivate dopo la chiusura dell’anno: “Me ne dispiaccio, ma non me ne faccio un cruccio”. Il “consulto” avviene alle Camere, dove si vota il Documento di finanza pubblica. A Montecitorio la risoluzione di maggioranza passa con 180 voti favorevoli, 97 contrari e 4 astenuti, nella Camera Alta con 96 sì e 60 no. Prevale la “corrida”, le minoranze a più riprese tentano di incornare il “torero”. E di irriderlo. A Palazzo Madama lo show è assicurato dal senatore Matteo Renzi, che parte da un caposaldo della commedia all’italiana: “L’audace colpo dei soliti ignoti”. Il leader di Italia Viva ironizza: “Ministro Giorgetti l’hanno rimasto solo”. Nei panni di Vittorio Gassman, il titolare dell’Economia risponde in modo sobrio uscendo dal Senato: “Il testo della risoluzione l’ho validato io, quindi vuol dire che è stato condiviso”.

La novità dell’ultimo momento è il riferimento nel testo alle clausole di salvaguardia previste dal Patto di stabilità. Possibili exit strategy. Sono quelle indicate agli articoli 25 e 26. Il primo contempla la deroga generale del Patto per grave recessione. Il secondo menziona la clausola nazionale che un Paese della Ue può chiedere di attivare per circostanze eccezionali. Lo spiega il presidente della commissione Bilancio, Nicola Calandrini di FdI: “Se l’Europa si preoccupa del tema della Difesa, non si comprende perché non deve valutare con lo stesso senso di urgenza anche la sicurezza energetica e la risposta a una crisi che è di portata globale”.

Il Piano Casa 60mila alloggi popolari oggi non assegnabili

A distanza di pochi metri, a Palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri approva il Piano casa. Con due pilastri. Edilizia residenziale pubblica con 60mila alloggi per circa 950 milioni. Poi quella sociale con 100mila abitazioni a canone calmierato in 10 anni, grazie al partenariato pubblico-privato. L’altro provvedimento atteso è quello sul taglio delle accise che scadono oggi. La misura varata ieri dal governo è modulata con una percentuale di taglio maggiore sul diesel che sulla benzina, e dovrebbe essere l’ultima di questo tipo. Dalla data di ingresso, il 18 marzo, l’intervento è già costato oltre un miliardo. Al termine della seduta, la presidente del Consiglio entra in sala stampa, accompagnata dai ministri Salvini e Foti: “Il Piano casa è un provvedimento che ci sta a cuore, affronta una delle priorità più sentite dai cittadini, con la possibilità di accedere alla casa con prezzi accessibili”. Conclude Giorgia Meloni: “Renderemo subito disponibili 60mila alloggi popolari oggi non assegnabili”.

La visita a Pontedera

L’altro tema sul piatto è quello del Primo Maggio, con i sindacati insieme sullo stesso palco (a Marghera) dopo lo strappo dello scorso anno. E nonostante le divisioni sul decreto Lavoro, con Cisl e Uil favorevoli e la Cgil che “spara”. Così ieri sotto i riflettori è finita la visita del Capo dello Stato a Pontedera, agli storici stabilimenti della Piaggio. In vista di una grande ricorrenza: gli ottant’anni della Vespa. Sergio Mattarella ha fatto lezione di storia: “L’obiettivo di una piena e buona occupazione è iscritto tra quelli della nostra democrazia”. Tra passato e presente: “È il messaggio dei Costituenti che hanno voluto che la Repubblica fosse ‘fondata sul lavoro’ proprio per dare alla democrazia, alla libertà, all’uguaglianza un contenuto più forte e impegnativo”. Sferza il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone: “La proposta del salario minimo da parte dell’opposizione riemerge nel 2023, ma se l’erano dimenticata durante tutti i governi del centrosinistra”. Un caso eclatante di amnesia selettiva, una sorta di ghigliottina dei ricordi: scatta quando conviene. L’oblio del campo largo.