La politica batta un colpo
Famiglia del bosco: genitori e figli vivono in stato di sequestro. E Catherine da vittima è diventata carnefice
Immersi come siamo nel vortice delle notizie, capita non di rado che tragedie non meno drammatiche delle guerre in corso finiscano in secondo piano o, peggio, scompaiano del tutto dai nostri orizzonti. È il caso della tragedia che da mesi vede protagonista – suo malgrado – la cosiddetta famiglia del bosco.
I fatti sono noti. Il 24 novembre 2025 il Tribunale dei minori dell’Aquila ha sospeso la potestà genitoriale di Nathan e Catherine Trevallion, disponendo che i loro tre figli venissero trasferiti, insieme alla mamma, dalla loro casa nel bosco di Palmoli in una casa-famiglia a Vasto; il 6 marzo scorso lo stesso Tribunale ha deciso che la madre dei tre piccoli dovesse essere allontanata in quanto ritenuta “ostativa”, “squalificante” e affetta da “rigidità”. Risultato: in attesa che il 21 aprile la Corte di appello dell’Aquila si pronunci sul ricorso presentato dai difensori dei Trevallion, un’intera famiglia da mesi vive di fatto in stato di sequestro con tre minori che dal 6 marzo, oltre a tutto il resto, sono stati privati della loro mamma. Il 21 aprile, come detto, è attesa la sentenza che, si spera, restituirà Catherine Birmingham ai suoi figli.
Ma ancora più forte e deciso è il nostro appello affinché si metta il prima possibile la parola fine a questo scempio. Simili (mis)fatti sono tipici dei peggiori regimi totalitari, non delle democrazie; di quei regimi, cioè, dove lo Stato si arroga il potere di decidere come debbono essere educate e, se del caso, ri-educate le persone sulla base di un’idea di uomo, e di conseguenza di “benessere” che nel caso dei piccoli Trevallion ha coinciso nientemeno che con l’allontanamento della loro madre, la cui unica colpa – questo è il problema – è di avere un approccio educativo diverso da quello appunto statale che viene seguito nella casa-famiglia dove vivono i bambini. E questo nonostante i tre fratelli vivessero felici e nonostante siano attaccatissimi alla loro mamma, né abbiano mai subìto maltrattamenti o abusi da parte dei genitori. Ed è così che, in nome del “superiore interesse del bambino”, il male procurato – certificato dalla relazione tecnica dei consulenti della famiglia depositata martedì scorso – è stato ben maggiore di quello (presunto) che si voleva sanare.
Andiamo al punto: i coniugi Trevallion vorrebbero crescere i loro figli a modo loro, secondo un loro preciso canone pedagogico che è quello delle famiglie cosiddette neorurali, le quali vivono stando a contatto con la natura. “Quali sono stati i crimini – si è chiesta Susanna Tamaro – per cui è stata sequestrata e distrutta una famiglia?”. Nessuno, evidentemente. Certo non il fatto di non avere un bagno in casa, o che non ci fosse il riscaldamento. E nemmeno che ci si lavasse e cambiasse una volta a settimana. Per tacere della scuola parentale, posto che in Italia l’homeschooling è una realtà ormai consolidata. L’unico, vero problema è la visione dell’uomo sottesa al modello pedagogico. E allora sarà forse il caso di ricordare ciò che dice la Costituzione, in particolare l’art. 30: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”.
Più chiaro di così si muore: la Costituzione pone in capo ai genitori, non allo Stato, il dovere e il diritto di istruire ed educare i propri figli, dando quindi ragione alla famiglia Trevallion. Punto e a capo. Invece siamo arrivati all’assurdo che Catherine – nel frattempo assurta a simbolo identitario – da vittima sia divenuta carnefice. “Perché – scriveva ancora Tamaro – gli assistenti sociali e i giudici godono di un’immunità che nessuno riesce a scalfire, nonostante gli evidenti danni che continuamente il sistema provoca nei bambini che vivono in situazioni potenzialmente pericolose? La sensazione è che in questo specifico provvedimento si sia messo in moto un mostruoso e spesso opaco apparato capace di triturare la vita dei bambini e dei genitori con un sistema in cui di umano non c’è più niente”.
È tempo di dire basta a simili soprusi e di riaffermare il diritto-dovere delle famiglie di educare i propri figli in linea con il dettato costituzionale, ponendo un argine alle derive totalitarie che si verificano tutte le volte che al diritto di essere educati e istruiti si sostituisce il dovere che ciò accada, imponendo standard educativi statali. “Stiamo sempre a cercare dov’è il fascismo in Italia – ha scritto Giuliano Ferrara – e ci ritroviamo al centro del paradigma pasoliniano, il fascismo degli antifascisti e la scuola dell’obbligo come custodia pubblica della personalità, contro la famiglia secondo una ispirazione che risale al peggio del ‘68 e della successiva mutazione antropologica. Questo scandalo deve finire”. La politica, se ancora c’è, batta un colpo. E in fretta, anche.
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