La strage sfiorata lo scorso sabato nel centro di Modena ad opera di Salim El Koudri, come era prevedibile, ha infiammato i social, diventando immediatamente materia per i talk show ed oggetto di feroce scontro politico fra maggioranza ed opposizione. A distanza di giorni sono ancora molti gli interrogativi su quanto accaduto. Perché se davvero il 31enne di origini marocchine era un soggetto già seguito dal servizio di salute mentale, con una diagnosi di disturbo schizoide della personalità — e secondo alcune ricostruzioni addirittura definito schizofrenico — allora bisogna chiedersi come sia stato possibile lasciarlo completamente libero di circolare, trasformando la sua auto in un’arma.

La giudice per le indagini preliminari, Donatella Pianezzi, parla di un gesto “efferato”, di un soggetto potenzialmente in grado di reiterare violenze contro un numero indeterminato di persone, addirittura in altre città. Eppure nessuno è intervenuto prima. Nessun Tso. Nessuna sospensione della patente. Nessun monitoraggio efficace dopo l’interruzione volontaria delle cure.

È qui che si apre il primo enorme interrogativo sull’efficienza sanitaria dell’Emilia-Romagna. Una regione che per anni ha rivendicato l’eccellenza del proprio modello territoriale di salute mentale e che oggi ammette, per bocca del suo presidente, Michele de Pascale, che quella rete si è progressivamente indebolita. E allora il punto diventa inevitabile: se un soggetto viene considerato così pericoloso dopo la strage sfiorata, perché non lo era prima?

Ma c’è un secondo aspetto che rende questa vicenda ancora più opaca. La linea difensiva è scontata: far passare tutto come un atto di follia da parte di una persona malata. Una strategia esplicitata apertamente dall’avvocato Fausto Gianelli, che insiste sulla necessità di trasferire El Koudri in una Rems e di ricondurre il gesto a una sua grave condizione psichiatrica. Fin qui, nulla di anomalo: ogni difensore costruisce la propria strategia processuale. Gianelli, però, non è un avvocato qualsiasi. Un legale storicamente vicino all’area dei giuristi democratici, attivo su dossier legati alla causa palestinese e componente della difesa di Mohamed Hannoun, figura legata ad ambienti pro-Hamas.

Si può essere davvero certi che questa storia riguardi allora soltanto la malattia mentale? Gli elementi emersi fino a questo momento sono inquietanti. Le mail contro i cristiani. Le frasi deliranti su Gesù Cristo. Un notevole numero di cellulari ed altri dispositivi informatici sequestrati. La gip afferma che non ci sono, allo stato, elementi per contestare il terrorismo a El Koudri. Ma aggiunge anche che le ragioni dell’azione criminale non sono state ancora accertate. Nel mezzo ci sono sette feriti, una donna mutilata, un Paese, bene hanno fatto Sergio Mattarella e la premier Meloni ad andare subito a Modena, che ha il diritto di sapere se si sia trattato del gesto incontrollato di un uomo malato oppure di qualcosa di molto più grave. Perché se il tribunale oggi esclude terrorismo e premeditazione, non significa affatto che il quadro resterà questo.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere