Politica
Meloni apre ad Azione e accelera sul nucleare. Pd, M5S e Avs ricordano: “Il Paese è più povero”
Si sono tenute le interrogazioni a risposta immediata, in Senato, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Se volessimo fare un paragone sportivo, potremmo dire che il Premier Time – nel suo complesso – è parso come un Halftime show del Super Bowl. Uno spettacolo politico variegato, andante con fuoco, un botta e risposta vivace. Inizia Carlo Calenda, leader di Azione, con la richiesta di istituire una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche del Paese.
“Approfitto per dire che entro l’estate – annuncia Meloni – sarà completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia”, e Calenda si esalta. Meloni ringrazia Azione per aver sempre mantenuto un atteggiamento costruttivo, a differenza di chi – nell’opposizione – all’interesse nazionale ha anteposto altro. Fulmini e saette quando Matteo Renzi prende la parola. “È stata sedotta e abbandonata da Trump – tuona il leader di Italia Viva – La qualità delle persone che le stanno attorno non è all’altezza delle sfide”. La senatrice Michaela Biancofiore (Noi Moderati) invece loda l’esecutivo, riportando i dati ISTAT che vedono il tasso di occupazione in crescita, e rilancia il salario giusto, chiedendo come il governo intenda proseguire nell’azione volta a migliorare i salari dei lavoratori italiani, anche e soprattutto attraverso la valorizzazione della contrattazione collettiva. Tocca ad Alleanza Verdi e Sinistra, che si fa portavoce delle ultime generazioni e chiede iniziative urgenti per contrastare l’emigrazione giovanile. Un “fenomeno strutturale – risponde Meloni – che nessun governo negli ultimi decenni è riuscito a invertire”. Il senatore Peppe De Cristofaro, in replica, sfodera il cliché sul voto dei fuori sede: “Fa bene a non farli votare perché non la voteranno”.
Forza Italia, attraverso il microfono della capogruppo Stefania Craxi, punta invece al Sud e si augura che il governo prosegua nel rafforzare le politiche di sviluppo del Mezzogiorno. Rullo di tamburi, poi, per il Movimento 5 Stelle, che da partito del reddito di cittadinanza-divananza si scopre oggi preoccupato per la competitività industriale. “Saremmo potuti uscire dalla procedura di infrazione se non avessimo dovuto fare i conti con centinaia di miliardi di euro bruciati in misure elettorali senza controllo”, risponde Meloni. “Finiremo di pagare il Superbonus nel 2027”. I pentastellati si scaldano ma ci pensa il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a riportare ordine in Aula: “Vi prego, non c’è bisogno di grida beduine”. Si passa la parola alla Lega, che sceglie di approfondire il Piano Casa del governo. Meloni apprezza la domanda: “La casa non è un lusso ma un bene fondamentale. Se da una parte aumentiamo l’offerta di case popolari e, dall’altra, mettiamo delle case a prezzi accessibili, possiamo restituire ossigeno a molte persone”. Replica il capogruppo leghista Massimiliano Romeo: “È un Piano pluriennale e dà fastidio all’opposizione, che già sogna di esser al suo posto”.
A incupire il clima disteso post-intervento del Carroccio ci pensa – ça va sans dire – il Partito democratico. “Aveva promesso un’Italia più forte, ci state lasciando un Paese più povero, più fragile e più diviso”, dice il capogruppo Francesco Boccia. Al “quizzone” che l’ha accusata di vivere nella bolla di Palazzo Chigi, Meloni risponde: “Non rinuncio a stare in mezzo alla gente”. E rilancia sul comportamento disfattista dei dem, a partire dalla scelta di astenersi sulla riforma dell’ordinamento di Roma Capitale, fino a pochi minuti prima sostenuta. Last but not least, Fratelli d’Italia interroga Meloni sulle misure di riduzione del carico fiscale. La premier è preparata, si alza qualche urlo dall’opposizione, ma Giorgia risponde con il sorriso: “Qualche tassa l’abbiamo aumentata anche noi, su banche, assicurazioni e società energetiche. Capisco che faccia innervosire alcuni”.
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