Giustizia
Anm, Maruotti torna a mettersi di traverso contro il GIP collegiale
Di nuovo Maruotti, di nuovo di traverso. Il segretario dell’ANM — che non ha lasciato passare giorno dal referendum senza una polemica politica — ora piazza il suo nuovo altolà sul GIP collegiale, in vigore dal 25 agosto: tre giudici anziché uno sulla custodia cautelare. «Paralizzerà i tribunali», «il cronoprogramma è incomprensibile e inapplicabile». Fermate tutto.
Ma di cosa stiamo parlando, davvero? Di chi ha il potere di sbattere in carcere un uomo che la Costituzione presume innocente. Di chi può — da solo — separare un padre dai figli, sospendere una vita, distruggere una reputazione, prima ancora che un processo cominci. In Italia ogni anno decine di migliaia di misure cautelari, troppe finite nel nulla tra archiviazioni e assoluzioni. Pretendere che questa decisione — la più pesante, dopo la sentenza — passi dal vaglio di tre giudici non è un lusso: è il minimo della civiltà giuridica. Beccaria lo aveva già scritto due secoli e mezzo fa: la pena inflitta prima del giudizio è la più crudele delle ingiustizie. E se il nostro sistema affida il merito a un giudice monocratico per condanne fino a dieci anni, non può scandalizzarsi se per la cautelare se ne vogliono tre. Tre occhi vedono quello che uno solo può non vedere: una prova fragile, un’esigenza cautelare gonfiata, una motivazione che non regge. Tre teste riducono gli errori. E quando in gioco c’è la libertà, gli errori costano di più.
Che a parlare sia il segretario dell’ANM, non il presidente Tango — che di recente ha rivendicato il «contributo tecnico» — non sorprende. Che lo faccia contro una norma garantista, per difendere un sistema in cui basta un giudice solo per togliere la libertà, questo sì. Mancano i magistrati? Si assumano. Mancano le cancellerie? Si potenzino. Ma l’argomento «costa troppo» non regge quando il conto lo paga la libertà altrui. L’alternativa al collegio non è risparmiare: è continuare a mandare in carcere, con una firma sola, persone che poi risulteranno innocenti. E questo è un prezzo che nessuno Stato serio può permettersi. Il segretario dell’ANM si metta pure di traverso. Tango, per fortuna, guarda avanti. E la libertà personale non si tocca da soli: si tocca insieme, o si lascia stare. Sulla dialettica interna all’ANM tra la linea tecnica di Tango e quella politica di Maruotti si veda, su Il Riformista, «Se la magistratura vuole fare politica». Per un quadro più ampio sulla riforma della giustizia, il volume Il Giudice Giusto — 50 ragioni per votare Sì sul blog dello Studio.
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