Giustizia
L’Anm chiede un confronto al governo, ma non è un partito: coinvolga tutti
Se vuole un dialogo, inviti al tavolo anche Camere penali e vittime di malagiustizia
Il presidente dell’Anm chiede al governo di confrontarsi sul tema della giustizia. Noi dell’associazione “La voce degli innocenti” pensiamo che, in uno Stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, ciascun organo istituzionale debba operare nel rispetto delle proprie competenze.
Il potere legislativo spetta al Parlamento e al governo nei limiti previsti dalla Costituzione, mentre alla magistratura è affidato il potere giudiziario: applicare le leggi, non crearle. Per questo motivo, appare quantomeno discutibile l’idea che la magistratura possa sedersi al tavolo con il governo per “suggerire” come legiferare in materia di giustizia. Un simile scenario rischia di generare una pericolosa invasione di campo, alterando quell’equilibrio tra poteri che è alla base della democrazia. Il giudice deve restare terzo e imparziale, non partecipare al processo di formazione delle norme che poi sarà chiamato ad applicare.
Se davvero si ritiene utile un confronto ampio e costruttivo per migliorare il sistema giustizia, allora il tavolo dovrebbe essere aperto a una pluralità di voci: le Camere penali, i professori di diritto, gli operatori del settore. Ma, soprattutto, non si può ignorare chi ha vissuto sulla propria pelle le falle del sistema: gli innocenti ingiustamente coinvolti in procedimenti giudiziari o, peggio ancora, finiti in carcere per errore. È vero, molti di loro non possiedono competenze tecniche giuridiche. Tuttavia, alcuni conoscono profondamente il sistema proprio perché ne hanno subìto le conseguenze. Conoscono le criticità, le debolezze, le distorsioni che troppo spesso restano invisibili a chi osserva dall’esterno.
Per questo chiediamo che anche l’associazione “La voce degli innocenti” possa partecipare a un eventuale tavolo di confronto. Non per rivendicare, ma per contribuire. Non per accusare, ma per migliorare. Perché una giustizia davvero equa si costruisce anche ascoltando chi quella giustizia non l’ha ricevuta. Solo così si può lavorare per un sistema che tuteli davvero i cittadini e l’intera collettività, nel rispetto dei princìpi fondamentali dello Stato di diritto.
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