Giuseppe Tango, quarantatré anni, giudice del lavoro a Palermo, nuovo presidente dell’Anm, ha rilasciato nei giorni scorsi un’intervista in cui dice cose che meritano rispetto. Dice che la sua generazione ha avuto come modelli Falcone e Borsellino — non icone da esibire, ma esempi da seguire. Dice che bisogna trovare gli anticorpi interni all’associazione per evitare il ritorno delle degenerazioni correntizie. Cita Mattarella, che da tempo ammonisce senza essere ascoltato abbastanza. Sono parole sincere. E noi, che di questa magistratura abbiamo scritto spesso con durezza, lo diciamo senza ironia: Tango ci crede davvero.

Il punto non è la buona fede. Il punto è la fattibilità. Le correnti dell’Anm non si riformano per decreto presidenziale, né per testimonianza generazionale. Si riformano — se si riformano — cambiando le regole. E le regole le cambiano le stesse forze che da quelle regole hanno tratto vantaggio per decenni. Tango lo sa meglio di noi: è stato il più votato nel 2025, ma dovette cedere il passo per «equilibri tra correnti». È arrivato alla presidenza perché le stesse correnti lo hanno scelto come volto di una necessaria discontinuità.

Quante volte abbiamo assistito a questa scena? Il sistema che produce il riformatore, per poi assorbirlo. Non crediamo che il problema sia generazionale. I sistemi di potere non hanno anagrafe: si trasmettono, si adattano, sopravvivono ai protagonisti. Il correntismo che ha prodotto Palamara non era un’anomalia senile — era il frutto maturo di un sistema che funzionava esattamente come doveva funzionare, secondo la sua logica interna. Una logica che non si cambia con la giovinezza del presidente, per quanto autentica sia la sua determinazione.

Eppure. Eppure siamo qui, e scegliamo di dirlo: Tango merita di essere appoggiato. Chi ha buoni propositi e la sincerità di dichiararlo ha diritto a una riserva di fiducia — non cieca, non illimitata, ma reale. Il garantismo, in fondo, è anche questo: non condannare prima del fatto. Aspettiamo i passi concreti, sapendo che le forze che vorrà riformare sono più antiche di lui, più organizzate di lui, e non hanno alcuna intenzione di scomparire. Lo diciamo anche a titolo personale: chi scrive ha avuto modo di conoscere Tango. E nei suoi occhi abbiamo letto una sincerità che non si recita. Siamo pronti a fidarci di lui. Di tutta l’Anm, molto meno. Dubito che ce la farà. Ma spero di sbagliarmi.

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