I magistrati garantisti si organizzano in un Comitato: sarà l’anti-Anm?
Nuova Giustizia, parla Gallucci: “Toni aspri per noi toghe del Sì. Scarpinato? Sarebbe opportuno che fornisse chiarimenti”
Nasce, a partire dall’iniziativa di molti dei magistrati per il Sì, il nuovo Comitato Nuova Giustizia. Si trasformerà in qualcosa di più? Sarà il seme della futura associazione dei magistrati anti-Anm? Tra i promotori, una figura che i nostri lettori conoscono: Anna Gallucci, sostituto procuratore a Pesaro. È tra i soci fondatori del comitato nato dopo la stagione referendaria per rilanciare il tema delle riforme.
«Non è un’associazione di categoria, ma un comitato di magistrati che si apre anche alla società civile». L’impostazione è chiara fin dall’inizio: non una corrente, ma un luogo di proposta. «Promuovere riforme legislative che garantiscano l’indipendenza della magistratura, la distinzione tra giudici e pubblici ministeri, la trasparenza nell’azione di alta amministrazione del Csm. Sono obiettivi chiari e definiti». La genesi del comitato non si esaurisce nella stagione referendaria.
«Quei temi non nascono e non muoiono con il referendum. Durante la campagna referendaria si è sviluppato un dibattito importante che riguarda oltre tredici milioni di cittadini che hanno votato Sì, ma probabilmente anche molti di coloro che si sono espressi diversamente». E proprio su questo punto Gallucci insiste nel disinnescare una delle obiezioni più ricorrenti: «Molti hanno ritenuto di difendere la Costituzione. Ma qui parliamo di interventi attuabili con legge ordinaria. La Costituzione resta intangibile. Dunque cade anche questo alibi». Il passo successivo deve essere costruttivo: «È inutile rimanere ancorati al passato. Se esistono problemi riconosciuti da tanti cittadini, quei problemi vanno affrontati con serietà». Da qui anche la scelta di aprirsi all’esterno. «Per evitare autoreferenzialità. Il confronto sui temi della giustizia non può restare confinato agli addetti ai lavori. È utile dialogare con operatori del diritto e con tutti i cittadini interessati».
Più delicato il capitolo sul clima interno alla magistratura dopo la campagna referendaria. «Se qualcuno di noi del Sì verrà penalizzato, in carriera, lo dirà il tempo. Nell’immediato si sono viste dichiarazioni molto dure di esponenti del No. Io stessa ho letto chat interne con toni fortissimi e promesse di vendette rivolte a me e ad altri sostenitori del Sì». Nessun arretramento, però. «Non temo nulla. Sono consapevole che assumere una posizione controcorrente può avere conseguenze. Ma la consapevolezza è diversa dalla paura». Gallucci tocca anche il caso del senatore Roberto Scarpinato. Le chiediamo se deve fare un passo indietro, almeno dalla Commissione Antimafia. «Non spetta a me dirlo. Credo però che sarebbe opportuno fornire ulteriori chiarimenti sulla sua posizione».
Ma il ragionamento si allarga: «Colgo spesso un forte attaccamento ai ruoli e alle poltrone. Talvolta, se davvero si crede nei valori che si proclamano, un passo indietro sarebbe la scelta più coerente». Il nodo è quello dell’imparzialità. «Se una persona viene a conoscenza privatamente di fatti o questioni che poi rientrano nell’attività di una commissione d’inchiesta, il tema dell’imparzialità si pone. In questi casi si può serenamente decidere di farsi da parte e occuparsene in altra sede».
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