La notizia di questi giorni — secondo cui il debito pubblico continua a pesare come un macigno e il deficit fatica a scendere sotto la soglia del 3% entro il 2026 — ha scosso, oltre ai conti pubblici, anche tutti noi italiani. Oltre al danno, la beffa! Che l’Eurostat e l’Istat abbiano determinato che il deficit non rientri nei parametri europei, contrariamente a quanto inizialmente auspicato, era prevedibile. Ma certamente non potevamo aspettarci che la ragione dei “burocrati della statistica” risiedesse nella decisione di contabilizzare i crediti fiscali come “pagabili”, contrariamente a quanto previsto nelle norme, immediatamente, trasformandoli così in un onere istantaneo sul bilancio pubblico.

Al danno provocato dai costi di una delle pagine più buie della finanza pubblica, si aggiunge oggi la beffa del debito che limita drasticamente i margini di manovra dello Stato. Il Superbonus 110% e il Bonus Facciate (quest’ultimo introdotto con la Legge di Bilancio 2020, dunque poco prima della pandemia) ebbero due padri politici: il primo fu opera del Presidente Conte, il secondo del Ministro Franceschini. Entrambi ispirati da un approccio populista che ha poi contagiato quasi tutto l’arco parlamentare, responsabile di aver richiesto e ottenuto che le agevolazioni fossero prorogate per anni. A oggi, i dati ufficiali sono impietosi: il costo totale al 2024 ha superato i 160 miliardi di euro; il boom drogato dell’edilizia ha causato un aumento dei prezzi dei materiali (come ponteggi, pannelli isolanti e cemento) superiore al 40%, alimentando l’inflazione; gli interventi hanno riguardato circa 490.000 edifici, appena il 4% del totale; la maggior parte dei fondi è andata a edifici unifamiliari (villette), avvantaggiando proprietari con capacità reddituale medio-alta.

Ma la domanda è, cosa sarebbe successo se quei 160 miliardi invece che per opere “gratis” per i privati, fossero stati investiti in capitale fisso sociale? E se per esempio invece quindi del “greenwashing” edilizio avessimo puntato sulla sanità? Un nuovo moderno ospedale ad alta tecnologia costa mediamente tra i 300 e i 400 milioni di euro. Quindi con 160 miliardi di euro, lo Stato avrebbe potuto costruire oltre 450 nuovi ospedali d’eccellenza. Considerando che in Italia esistono circa 1.000 strutture ospedaliere, di cui la gran parte obsolete, avremmo potuto rinnovare o sostituire quasi la metà della rete sanitaria nazionale, rivoluzionandola. Questo avrebbe significato abbattere le liste d’attesa, eliminare la migrazione sanitaria dal Sud al Nord e garantire il diritto alla salute da Bolzano a Trapani. Il confronto è impietoso: abbiamo preferito ristrutturare il 4% delle case di proprietà privata piuttosto che ricostruire il sistema sanitario per il 100% dei cittadini. Ma allora, all’approvazione del bonus edilizi, dove erano i burocrati dei conti pubblici? E dove erano i “progressisti” di oggi che per attaccare il governo in carica, con la complicità del deep state nazionale ed europeo, continuano ancora a difendere il principio degli “interventi gratis”?