«Non sarà un anno di fuochi d’artificio dal punto di vista dei provvedimenti economico-finanziari del governo». Così il Presidente della Commissione Finanza della Camera, responsabile economico di Fratelli d’Italia, Marco Osnato, intervenuto in settimana ad un incontro con le aziende, player rappresentativi di diversi comparti strategici per il Paese. Osnato ha ribadito la massima apertura del governo Meloni nell’ascolto attivo delle imprese, in modo da massimizzare la resa dei provvedimenti in fase di approvazione (Dl fiscale al Senato) e da tracciare insieme alle aziende il percorso che attende il Paese nell’ultimo anno di legislatura, compatibilmente col complicato contesto economico-finanziario internazionale, impattato dai conflitti russo-ucraino e mediorientale e dall’impazzimento dei costi dell’energia e delle catene di approvvigionamento.

D’altronde il governo Meloni è già intervenuto a più riprese con diverse forme di assistenza per le imprese, al pari degli incentivi per chi è senza lavoro. Osnato condivide appieno la linea di politica economica del Ministro Giorgetti, focalizzata sulla stabilità dei conti pubblici e premiata a più riprese dai mercati e dalle agenzie di rating, che hanno promosso questa tendenza. Sui numeri parlano i fatti: l’Italia è riuscita a contenere al 3,1% il rapporto deficit-Pil, sfiorando per un soffio l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione UE. Anche con questo fattore, in un anno comunque elettorale, il governo Meloni dovrà fare letteralmente i conti. Una linea consolidata dai provvedimenti più recenti, ultimo dei quali in ordine di tempo il Decreto Primo Maggio, che prevede una maxi deducibilità fiscale per le aziende che assumeranno donne e giovani.

Notevoli gli sgravi per le assunzioni anche per le imprese fino a 10 addetti basate nel Mezzogiorno nelle zone ZES. Il governo ha poi operato una scelta di campo: no a ogni forma di introduzione di salario minimo che nell’ottica del centrodestra sfavorirebbe i lavoratori a causa di dumping contrattuale, avanti con la contrattazione collettiva nelle sue forme sane, che danno vita a salari giusti. Sul caro energia che attanaglia le imprese, il governo continuerà a lavorare affinché si cambi la determinazione europea dei prezzi all’origine, e sosterrà le aziende energivore anzitutto col prosieguo del taglio delle accise sui carburanti che consente di continuare a operare, e nei migliori casi a investire. Sul tema l’Italia spera come tutto l’Occidente atlantista che i prezzi di petrolio, gas ed energia elettrica tornino presto ai livelli equi di mercato. Altro dossier aperto con Bruxelles è quello sulla flessibilità dei conti pubblici, vista la congiuntura del tutto eccezionale del contesto geopolitico. «No all’austerità, sì alla serietà», ha concluso Osnato. A patto che il buon consiglio sia accettato da tutti gli stakeholder.

Paolo Bozzacchi

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