Politica
Forza Italia celebra gli europopolari, Tajani festeggia e scaccia le tensioni ma per le regioni si affilano i coltelli
A Roma il cinquantennale del Partito Popolare Europeo consegna al leader forzista il palcoscenico che più gli appartiene, ma dentro il partito si agitano le acque in previsione dei congressi regionali
Si è celebrato a Roma, il cinquantennale del Partito Popolare Europeo. Per Antonio Tajani molto più di una cerimonia: il terreno su cui il segretario di Forza Italia torna a muoversi con la disinvoltura del padrone di casa. Vicepresidente del PPE, ex presidente del Parlamento europeo, ministro degli Esteri, il vicepremier utilizza la liturgia popolare come cintura di sicurezza rispetto alle tensioni che continuano ad attraversare il suo partito. Tensioni che la sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere ha acuito e che la nomina dei nuovi capigruppo ha solo parzialmente riassorbito.
Il copione lo dice bene. Ad aprire i lavori è stato chiamato Enrico Costa, neo capogruppo alla Camera, eletto per acclamazione il 14 aprile al posto del fedelissimo di Tajani Paolo Barelli, atteso ora alla nomina di viceministro. Tra i moderatori, Deborah Bergamini e Letizia Moratti. Le conclusioni, con Manfred Weber, affidate al segretario. Una regia che prova a ricomporre le anime azzurre sotto un unico ombrello identitario. Ma chi frequenta i corridoi del partito sa che il lavoro vero è appena cominciato. La nuova stagione si è aperta il 10 aprile nella sede Mediaset di Cologno Monzese, con il vertice fiume di quattro ore fra Tajani, Marina e Pier Silvio Berlusconi, alla presenza di Gianni Letta. L’esito, racconta chi ha seguito il dossier, è una doppia indicazione. Primo: il rinnovamento della classe dirigente non è negoziabile. Dopo Stefania Craxi al Senato, al posto di Maurizio Gasparri dimissionario, tocca alla Camera chiudere il cerchio. Secondo: i congressi regionali, inizialmente previsti fra aprile e maggio, vanno diluiti e celebrati soltanto dove unitari, per evitare che le fibrillazioni territoriali si trasformino in conte interne. Ed è proprio sul fronte regionale che nelle ultime ore si rincorrono le indiscrezioni più circostanziate. Il dossier più caldo riguarda la Lombardia: non un territorio qualunque, ma il perimetro politicamente più pesante del partito, quello che dovrà esprimere il candidato del centrodestra a Milano nel 2027.
Alcuni account social abitualmente molto informati hanno lanciato l’indiscrezione di un accordo per il congresso lombardo entro giugno, con mozione unitaria costruita attorno a un ticket fra il segretario regionale, Alessandro Sorte, e il deputato pavese, Alessandro Cattaneo, oggi responsabile dei dipartimenti nella segreteria nazionale. Un’operazione che, se confermata, consentirebbe di celebrare un’assise finora congelata proprio per mancanza di unitarietà. Ma mentre la notizia circolava, si sono moltiplicate le voci di segno opposto. Fonti interne segnalano il malumore di alcuni esponenti di peso in regione, contrari alle modalità dell’operazione e pronti a presentare barricate. Una terza indiscrezione, più recente, parla addirittura di un passo indietro dello stesso Cattaneo, che avrebbe declinato l’offerta “per non cadere in una trappola”: certo è che il ticket avrebbe depotenziato la fronda. Nessuna conferma ufficiale. Ma la molteplicità delle versioni racconta, più di ogni comunicato, la natura fluida della fase. E non è un caso che Cattaneo scelga proprio il palcoscenico romano del PPE per rilanciare sul diritto di veto europeo e sull’idea di un’Europa a due velocità: apparentemente un copione diverso, ma sulla stessa ribalta dei vertici messi in discussione.
Ma quella lombarda è la fotografia in scala di un movimento più ampio. Forza Italia sta attraversando una ridefinizione degli equilibri che tocca gruppi parlamentari, segreterie regionali, aree territoriali. E lo fa con una cifra che va oltre le singole caselle: la presenza, ormai strutturale, della famiglia Berlusconi come fattore politico. È la spinta di Marina e Pier Silvio ad aver accelerato il cambio dei capigruppo. È nel loro perimetro di consultazione che si costruiscono oggi le mediazioni che un tempo nascevano a Palazzo Grazioli. Tajani accompagna, negozia, accetta perdite tattiche per preservare la leadership. In questo quadro, la scena romana del popolarismo non è un dettaglio cerimoniale: è l’unico terreno sul quale il segretario gode di un’autorevolezza incontestabile. Il calcolo è trasparente. Se il perimetro europeo blinda il leader, il cantiere interno può proseguire senza che le crisi regionali diventino crisi di partito. Ma il fatto che il dossier lombardo arrivi ancora aperto e contraddittorio nell’arco di poche ore e che non sia l’unico territorio critico, conferma che la partita vera è aperta. E i colpi di scena, assicurano dai corridoi azzurri, non sono finiti.
© Riproduzione riservata






