Europa
A Bruxelles si rafforza l’asse tra popolari i conservatori. La destra sogna una nuova primavera
C’è un filo rosso che unisce le inaccettabili parole del Presidente americano Donald Trump sul Pontefice Leone XIV e la conseguente reazione italiana con l’esito delle elezioni in Ungheria, che hanno visto l’europarlamentare del PPE Peter Magyar sconfiggere il Presidente uscente Viktor Orban. Un nuovo volto dell’Europa va consolidandosi.
Quello di un’Europa conservatrice che difende le sue radici più profonde, che difende le sue radici cristiane. O ancora, che sceglie la via liberal-conservatrice moderata a dichiarazioni estreme o politiche eccessivamente euroscettiche. Si sta sempre più rafforzando – lo vediamo da mesi nei voti al Parlamento europeo – quell’asse tra i Popolari del PPE e i Conservatori di ECR. Non è un caso, infatti, che negli ultimi giorni sia nato, in Italia, un dibattito su una possibile confluenza o meno di questi due gruppi.
C’è anche un altro fattore da considerare, quello legato alla famiglia europea dei Patrioti, la casa della Lega: a fronte della débâcle di Orbán, diverse voci hanno constatato che l’essersi spostati troppo a destra non ripaga né in Italia – vedi il terremoto “Vannacci” – né in UE. Se poi allo scenario aggiungiamo i toni talvolta sopra le righe della Casa Bianca, e l’attuale caos internazionale, non è così irragionevole la tesi che sì, in Europa una riconfigurazione politica sia in corso. Una nuova primavera per la destra è alle porte? Forse. Di certo l’Italia, grazie al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ne è protagonista.
Meloni per cinque anni ha ricoperto il ruolo di Presidente di ECR, dettando una linea politica precisa e alternativa a quell’establishment europeo (di cui il PPE invece ha sempre fatto parte) che ad esempio, nel solco delle utopie di Frans Timmermans, ha promosso politiche green ad alto contenuto ideologico, i cui risultati – ahimè – conosciamo molto bene. Il PPE oggi ha cambiato idea e vota i Pacchetti Omnibus – ad hoc per semplificare le normative del famigerato Green Deal – con ECR. Dopo l’aggressione militare russa all’Ucraina, poi, l’Italia a guida Meloni, sul fronte della sicurezza europea, ha assunto fin dall’inizio un ruolo cruciale. Con coraggio, Meloni ha sempre ribadito la centralità del valore della libertà, un principio non barattabile dentro i confini europei, e affermato con forza che difendere l’Ucraina significa difendere l’UE, silenziando i dubbi dei Patrioti.
Allora forse oggi il dibattito su possibili fusioni politiche è prematuro in questa legislatura, perché chiaramente ogni gruppo ha la sua storia e la sua identità. A far un grande calderone, poi, il rischio di omologarsi non è da sottovalutare. Oggi, visti i tempi difficili, è forse meglio guardare alla sostanza delle proposte più che alla forma. Le sfide per l’UE sono tante, troppe. C’è il tema vitale della competitività, che necessita di un piano serio per fronteggiare le asfissianti dipendenze strategiche che subiamo e per rilanciare la produttività europea. O ancora la questione migratoria, che va affrontata con serietà, con un progetto di integrazione preciso affiancato a piani di sicurezza altrettanto puntuali, e non con slogan come “porte aperte” o “remigrazione”.
L’asse PPE-ECR si fonda su un pragmatismo responsabile: crede che un’Unione più snella e reattiva sia possibile. Così come un’UE più indipendente e salda nei suoi valori. Visto il vento che tira, sembra esser questa la formula vincente.
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