Iran
La terza via di Meloni: né con, né contro gli USA. Ora può giocare come la Thatcher
Giorgia Meloni è volata a Parigi al vertice dei volenterosi al Palazzo dell’Eliseo, nel bunker “Vega”, dove ha partecipato alla riunione dei volenterosi dedicata alla problematica della chiusura dello Stretto di Hormuz. Un problema che Italia, Francia, Regno Unito e Germania non possono più rinviare, e che va di pari passo con l’avanzare delle negoziazioni tra Stati Uniti e Iran. Sul punto la premier è stata chiara: “L’Italia è pronta a fare la sua parte”, e del resto questo è il momento di entrare in campo e mostrare l’unità europea, appunto dei volenterosi sia per rispondere alle reazioni degli Stati Uniti e a Trump, ma anche e soprattutto per rappresentare un’alternativa all’Europa di Sanchez che cede sull’Iran e apre alla Cina.
L’Italia meloniana può approfittare di questa fase cangiante delle relazioni transatlantiche – ciò non vuol dire che questo Stato debba perdurare a lungo, conosciamo l’umoralità di Trump – per giocarsi la carta della “terza via”. Non dare più adito a supposizioni su di un’eccessiva cedevolezza verso gli Usa, cioè ben oltre quanto disciplinato dai trattati e mostrare l’immagine dell’Italia pronta a difendere l’interesse europeo minacciato nello Stretto di Hormuz. Meloni sa bene che in questa fase l’unità europea è cruciale e che una risoluzione della crisi che incide sulle persone e sulle tasche de cittadini è un passo decisivo per superare la fase critica, la prima da quando è al governo. Perché la verità che gli analisti sanno bene è l’influenza che questi fattori hanno avuto tanto sul voto referendario, quanto sulle oscillazioni nelle rilevazioni elettorali. L’Italia non può più restare ai box, non può mostrare cautela e non può sembrare piccola. Una grande nazione i problemi li risolve e non si limita a valutarli. Hormuz è il problema, l’intervento della coalizione è la soluzione. Si tratta anche di un test importante per capire la capacità di reazione e operatività militare dei paesi europei in autonomia o per lo meno non subordinati alla devastante e imponente macchina bellica a stelle e strisce.
Meloni può giocare come la Thatcher
In questa fase Meloni può giocare come la Thatcher che con le Falkland nel momento di maggiore difficoltà politica riuscì a ribaltare la situazione. Questo è il momento di mostrare il livello avanzato della fibra metallica di cui è composta. Perché il peso della “Nazione” non è dato dalla nostra vocazione ad essa, ma dalla percezione che di essa hanno gli altri. Percezione che si fonda sulla politica estera e sulla capacità di rispondere alle sfide. Sul punto la Premier dovrà ignorare però ogni strepito di quelle prefiche pacifiste inascoltabili ormai o i furbetti del momento che si alzeranno in parlamento accusandola nuovamente di una rotta non lineare oppure di approccio “bellicista”. Li dovrà ignorare e seguitare sulla rotta giusta ed è su questo punto che si vedranno le forze responsabili ne fatti, da quelle che abusano unicamente delle parole per puro ego politico e opportunismo elettorale. Desta invece non poco sconcerto – benché non ci meravigli più di nulla – la decisione dell’Onu di nominare Teheran nel Comitato che detta la linea sui diritti. Quel regime che sta impiccando da mesi i suoi stessi cittadini, ed è forse questo la misura del valore che ha oggi l’Onu, con buona pace di chi quotidianamente vi ci si appella.
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