L’art. 48 della Costituzione recita: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Oggi questo diritto è realmente garantito per l’elezione dei nostri parlamentari? Viene da chiedersi se, al di là dei discorsi di comodo, qualcuno si ponga davvero il problema della rappresentanza e delle sue ricadute sul rapporto tra eletto ed elettore, nonché su quello, prioritario, tra candidato e cittadino.

Disaffezione politica e liste bloccate

Ci arrovelliamo ciclicamente sulle ragioni politiche e sociali della disaffezione degli elettori per la politica nazionale e sulla conseguente diserzione dalle urne, sintomo di un distacco ormai strutturale. Eppure, raramente si è posto con la serietà dovuta il tema della “rappresentanza” e di quella limitazione del diritto e della libertà di voto che è stata compiuta con la creazione delle liste bloccate. Nessuno può ritenersi esente da colpe, perché tutti hanno giovato di questo meccanismo e tutti hanno glissato sull’opportunità di porvi rimedio, almeno fino ad oggi. Persino la pronuncia storica della Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 1 del 2014, ha “censurato” le liste bloccate e ammonito sul fatto che si fosse “alterato il rapporto tra elettore ed eletto”, è stata abilmente aggirata. La stessa Corte, nel tracciare il “Consultellum”, ha posto in evidenza la necessità della reintroduzione del voto di preferenza e non solo.

La crisi del rapporto tra cittadini e parlamento

Ora ci troviamo nella condizione di poter rimediare a questo “vulnus” democratico, a quella che è una violazione palese di quanto stabilito dalla nostra Costituzione. Nessun cittadino oggi si sente rappresentato dai propri parlamentari e, nella maggior parte dei casi, ignora persino chi essi siano. Non sa a chi rivolgersi o a chi appellarsi per le necessità del territorio e questo ha prodotto, sul piano pratico, uno scollamento del rapporto e un’indifferenza totale che rischia di compromettere il buon funzionamento della nostra democrazia. Perché la prima minaccia alla tenuta democratica non risiede nei comodi e fasulli fantasmi del passato, ma nell’indifferenza provocata dalla rottura di ogni legame tra cittadino e istituzioni, tra popolo e Parlamento. Le Camere di oggi sono delegittimate nei fatti agli occhi dei cittadini, in quanto frutto di liste elettorali composte su volontà delle segreterie politiche e prive di qualsiasi concreto fondamento a garanzia della rappresentanza; questo non è un elemento che può essere sottovalutato, altrimenti il rischio, ogni qual volta si aprirà il tema del rapporto tra politica e cittadini, sarà quello di risultare ipocriti.

La nuova legge elettorale

Tra un anno – che sia in primavera o a settembre poco importa – si tornerà a eleggere Camera e Senato e, come è noto, la maggioranza di centrodestra ha intenzione di modificare la legge elettorale; questo sta inevitabilmente acuendo lo scontro politico. L’azione del governo è indirizzata alla volontà di garantire la stabilità e trapela, inoltre, l’intenzione del Presidente del Consiglio di ripristinare il diritto alla preferenza per i cittadini. Si spera che su questo punto non ci siano marce indietro; anzi, se il governo vuol dimostrare che questa legge è fatta nell’interesse della stabilità del sistema, e dunque dei cittadini, non può che partire dal ripristinare un diritto sancito dalla nostra Costituzione e ribadito dalla Consulta. Inoltre, l’istituto delle preferenze è l’unico compatibile con il sistema proporzionale così come prospettato. Se il governo e la maggioranza faranno questo passo, difficilmente potrà levarsi qualche voce dissonante dalle opposizioni o dalla stessa maggioranza, poiché dovrebbero poi spiegare agli elettori le ragioni per le quali stanno negando loro un diritto. Questa è l’unica ragione per la quale dovrebbe essere modificata la legge elettorale, in quanto solo così si potrà restituire legittimità alla politica parlamentare e centralità allo stesso Parlamento. Solo un Parlamento composto da senatori e deputati che settimanalmente dovranno rispondere alle domande dei propri elettori nei collegi potrà ritornare a essere il motore di azione e produzione legislativa che non è più. Oggi noi votiamo con preferenza tutto (consiglieri municipali, comunali, regionali ed europarlamentari) tranne i deputati e i senatori: mettere fine a questa condizione è il primo passo per restituire dignità alla politica e fiducia ai cittadini.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.