Interviste
Bozza legge elettorale non convince Azione, Bonetti: “Condannati al bipolarismo? Serve un’alternativa, torni la politica”
Per l’ex ministra “Italia paralizzata” con un clima che non per caso favorisce la crescita di Vannacci: “È un tarlo nella democrazia”
Elena Bonetti è una delle figure più riconoscibili dell’area liberal-democratica italiana. Matematica, già ministra nei governi Conte II e Draghi, oggi è tra i volti di punta di Azione e segue con attenzione il dibattito sulle riforme istituzionali, sul bipolarismo e sul futuro del centro riformista in Italia.
Onorevole Bonetti, il ritorno del dibattito sulla legge elettorale è il segnale che il bipolarismo italiano non riesce più a rappresentare la complessità politica e sociale del Paese?
«Il bipolarismo oggi non ha alcuna capacità rappresentativa del Paese. Ma l’evidenza non è nel dibattito sulla legge elettorale: è nel fatto che l’esito del bipolarismo italiano è l’immobilismo. Le due coalizioni hanno al loro interno contraddizioni profonde, su questioni strategiche decisive, e nessuna delle due riesce a dare risposte efficaci alle grandi sfide: difesa, politica industriale, sicurezza energetica, ruolo dell’Italia in Europa».
Carlo Calenda ha detto che “con il bipolarismo bisogna fare i conti”. È una presa d’atto definitiva? Azione sta progressivamente valutando un approdo stabile nell’area del centrosinistra?
«La nostra collocazione stabile è sempre stata e resta il centro, dove diamo rappresentanza agli elettori che non vogliono essere condannati a farsi intruppare negli estremismi di sinistra e di destra. Semplicemente, bisogna prendere atto di quello che è oggi lo schema di gioco e fare le scelte giuste per cambiarlo».
Azione nasceva anche per superare le rigidità dei due poli. Oggi quel progetto centrista e autonomo è ancora praticabile oppure il sistema politico sta spingendo tutti verso coalizioni obbligate?
«Certo che è praticabile, a maggior ragione oggi che la politica deve compiere scelte decisive per il futuro del Paese: dall’elezione del Presidente della Repubblica fino alle riforme necessarie per un’Europa federata e competitiva, come ha recentemente ricordato Mario Draghi. Badi bene che proprio sull’agenda Draghi entrambe le coalizioni sono sotto lo scacco del voto contrario di M5S e Lega».
A destra cresce la figura del generale Vannacci. La preoccupa l’espansione di un linguaggio politico sempre più identitario e radicale, capace di spostare l’asse del dibattito pubblico nazionale?
«Preoccupa perché è un tarlo che si è inserito nella democrazia. E chi, anche dal centrosinistra, all’indomani dell’uscita di Vannacci dalla Lega aveva festeggiato per biechi fini elettorali, non si è reso conto del pericolo che la radicalizzazione degli estremismi fa incombere sulla tenuta democratica del Paese».
Secondo lei, il progetto “Futuro Nazionale” e l’area che si muove attorno a Vannacci finiranno inevitabilmente per entrare organicamente nel centrodestra oppure rappresentano qualcosa di diverso e più radicale?
«Dipenderà dalle scelte del centrodestra. Se la maggioranza andrà avanti con il progetto di una legge elettorale per cui, per governare, dovrà caricarsi di tutto, compreso Vannacci, ne verrà inevitabilmente trasformata. Il ricatto della destra estrema farà da enzima. Bisogna vedere se Forza Italia e la componente europeista della coalizione avranno il coraggio di escludere questa ipotesi, per salvare un’identità solidamente europeista e non filorussa».
Una nuova legge elettorale con premio di maggioranza o ballottaggio rischierebbe di comprimere ulteriormente lo spazio delle forze centriste e liberal-democratiche?
«Il primo vero pericolo sarebbe per la tenuta della democrazia. Il testo che è stato presentato ha evidenti profili di incostituzionalità, proprio sul premio di maggioranza e sul ballottaggio. Si ricorre a queste forzature perché entrambi i poli sanno di non riuscire a convincere la maggioranza degli italiani. In ogni caso, eleggere un nucleo di rappresentanza di centro sarà ancora più strategico per contrastare, in Parlamento, le frange estreme che queste due coalizioni si porteranno dietro. Tra l’altro, l’argomento della stabilità è del tutto pretestuoso: l’attuale governo ha già raggiunto record di longevità ed è frutto del Rosatellum».
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